Il giorno dopo
Palestra Lupo, il sindaco di Catania parla agli ex occupanti: «Non c’è posto per l’odio»
Per il comitato residenti di Corso Sicilia era un «bubbone cancerogeno» ma chi la frequentava rivendica: «Luogo sicuro e accogliente per tutti»
All'indomani dello sgombero dell’ex palestra di piazza Pietro Lupo la città è divisa. Da una parte figure istituzionali e una fetta di residenti del centro esultano per il «ripristino della legalità». Dall'altra le opposizioni - specificamente il Pd - e chi ha vissuto intensamente quello spazio occupato, denuncia la perdita di un raro polo di aggregazione in centro.
A commentare la situazione anche il sindaco, Enrico Trantino. La struttura «verrà demolita nell’ambito di un processo di riqualificazione complessiva che riguarda le aree della Civita e San Berillo vecchio», scrive sui social. E poi specifica: «Non sarà un parcheggio ma uno spazio aperto, connesso alla via Teatro Massimo». Il sindaco ha poi usato parole durissime contro gli attivisti, colpevoli non solo di aver occupato abusivamente lo stabile, ma anche di aver fisicamente impedito lo svolgimento del Consiglio comunale la sera dello sgombero. E nel post poi elenca una serie di scritte contro le forze dell'ordine trovate all’interno dello stabile: «Se vogliono un luogo fisico in cui dibattere civilmente, ne possiamo parlare. Se invece desiderano spazi per istigare all’odio sappiano che l’unico linguaggio che conosco è quello del rispetto: delle persone e delle istituzioni, oltre che delle idee».
Affermazioni alle quali ha ribattuto il Partito democratico. «In quale città vive il sindaco Trantino? Non si era mai accorto prima della Palestra Lupo?», chiede il segretario provinciale Giuseppe Pappalardo. Per il Pd lo sgombero è avvenuto «senza confronto con la cittadinanza e con i giovani che da tempo avevano trasformato quello spazio abbandonato in un laboratorio culturale spontaneo. Palestra Lupo – prosegue Pappalardo – è il simbolo di una città che chiede spazi, ascolto e partecipazione, non ruspe e silenzi. È inaccettabile che si cancelli un’esperienza giovanile senza proporre alternative». Il Pd provinciale condanna però il tentativo di occupazione del Consiglio comunale: «Nello spazio in cui si celebra la democrazia - sottolinea il segretario dem - non si possono tollerare forme di violenza. In Consiglio comunale è mancato il rispetto e la tolleranza ma è mancato anche il sindaco, come spesso accade».
Sulla stessa lunghezza d'onda di Trantino, ma con toni ancora più accesi, lo storico comitato dei residenti di Corso Sicilia: «La democrazia non si tocca, il quartiere si rialza», scrivono. Secondo il comitato mentre c’è chi piange la perdita di uno “spazio sociale” (messo tra virgolette), nelle loro abitazioni si stanno «simbolicamente stappando bottiglie di champagne». Definiscono la palestra come «un bubbone cancerogeno nel cuore della città, un’occupazione abusiva che per anni ha sottratto un bene pubblico alla collettività per consegnarlo nelle mani di pochi prepotenti». Segue poi un elenco di problematiche da anni denunciate per la zona, dai venditori abusivi alla Fiera alla criminalità diffusa. Il comitato torna poi sull’episodio del consiglio comunale, definendolo «un attentato alla democrazia». E aggiungono: «La tolleranza verso chi vive nell'illegalità deve finire oggi».
La descrizione fatta dal sindaco e dal comitato residenti non combacia nemmeno per una virgola per chi la Palestra Lupo l’ha vissuta. Come Giuseppe (nome di fantasia), 22 anni, che si è approcciato al luogo di aggregazione occupato appena diciottenne: «Palestra Lupo è stata il mio nuovo inizio dopo i due anni bloccato per le ordinanze Covid. Faccio parte di quella generazione che ha perso i suoi anni migliori chiusa in casa». Palestra Lupo ha quindi rappresentato il ritorno alla vita per Giuseppe. «Era il maggio del 2022, per strada ho visto la locandina di un concerto e sono andato. Si esibivano tanti artisti della scena catanese alternativa, come Torpore, Nerobove, Consumer e Sensuscht». E aggiunge: «Quella sera gente di tutte le età e di ogni ceto sociale si divertiva. Mi sono sentito per la prima volta accolto e al sicuro. E così è sempre stato».
Per il giovane, la Palestra Lupo non era solo un palcoscenico: «Ospitava infatti presentazioni di libri e d’arte, teatro, riunioni coi cittadini. E poi workshop, corsi di auto difesa per donne. C’era anche una falegnameria e un laboratorio per riparare le biciclette». Con lo sgombero delle autorità non si è tolto «un cancro», ma «un polmone vivo della città», conclude. A intervenire anche il sindacato degli inquilini Sunia: «Ancora una volta si elimina uno spazio sociale senza dar alternative» dice Giusi Milazzo, del direttivo nazionale. «Serve partire dalle persone, non escluderle»