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2 aprile 2026 - Aggiornato alle 18:03
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Palermo

L'arcivescovo Lorefice: "Nessuno provi a zittire i giovani"

Nell'omelia per la celebrazione del giovedì santo il presule davanti alle crisi del nostro tempo invita a non restare neutrali, ma scegliere di stare dalla parte dei poveri, degli oppressi e delle vittime

02 Aprile 2026, 15:56

16:00

Corrado Lorefice

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È un’omelia pasquale diretta e senza giri di parole quella pronunciata dall’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, che punta con chiarezza su alcuni destinatari precisi: innanzitutto i ministri della Chiesa, ma anche i giovani e, più in generale, una società segnata da profonde contraddizioni.

Il primo richiamo è rivolto proprio ai sacerdoti e a chi amministra i sacramenti. Lorefice insiste sull’identità del “ministro”: non un uomo di potere, ma di servizio. I sacramenti, ricorda, non sono riti da vivere in modo superficiale o abitudinario, bensì segni vivi della presenza di Dio nella vita delle persone. Da qui l’invito a liberarsi da ogni forma di autoreferenzialità e a recuperare uno stile autentico, fatto di umiltà e gratuità, richiamando anche l’esempio di Francesco d'Assisi.

Un secondo passaggio centrale riguarda i giovani, indicati come interlocutori privilegiati e spesso trascurati. L’arcivescovo è netto: «Non deludiamo e non zittiamo i giovani». Citando la studentessa Paola Bonomi, mette in evidenza il disagio di una generazione che vive tra guerre, individualismo e senso di solitudine, ma che allo stesso tempo chiede ascolto e spazio.

Infine, lo sguardo si allarga alla realtà contemporanea, con un’accusa esplicita verso i responsabili delle grandi ferite del nostro tempo: mafia, guerra, traffico di armi e droga. Sono, nelle parole di Lorefice, i segni di una “crisi apocalittica” che interpella tutti. Di fronte a questo scenario, l’invito è chiaro: non restare neutrali, ma scegliere di stare dalla parte dei poveri, degli oppressi e delle vittime, aprendo «sentieri di conversione e di pace».