In mostra a Ballarò
La "Pisolineria" è un'opera artistica, ma la pennichella è vera
Per i visitatori si va dal semplice pisolino a formule più strutturate che includono kit per il sonno – con tappi per le orecchie e mascherine – fino al risveglio personalizzato e al caffè
Un luogo dove fermarsi, chiudere gli occhi e concedersi un pisolino nel pieno della giornata. Non è l’ultima trovata di una startup, ma un progetto artistico che gioca con i codici del quotidiano per mettere in discussione con ironia i ritmi della vita contemporanea.
La “Pisolineria Librizzi” sarà inaugurata domani venerdì 3 aprile, alle 18.30, in vicolo Chiarandà 8, negli spazi della Galleria Rollò, un project space nel quartiere di Ballarò. Il progetto, è ideato dall’artista madonita Pietro Librizzi insieme alla direttrice dello spazio Marcella Sciortino, «la Pisolineria nasce da un’esigenza semplice ma spesso trascurata – raccontano –: offrire uno spazio accessibile e accogliente a chi, per lavoro o necessità, si trova lontano da casa e sente il bisogno di concedersi un momento di riposo».
Per l’occasione, Galleria Rollò si trasformerà in uno spazio di servizio tantonecessario quanto paradossale. Un dispositivo temporaneo pensato come replicabile, almeno idealmente, in ogni quartiere della città.
I servizi proposti ricalcano quelli di un’attività commerciale, ma con una sottile vena ironica: si va dal semplice pisolino a formule più strutturate che includono kit per il sonno – con tappi per le orecchie e mascherine – fino al risveglio personalizzato e al caffè post-riposo.
L’intervento di Librizzi si inserisce così in una riflessione più ampia sulla società contemporanea, sempre più orientata verso la compressione dei tempi personali. La Pisolineria diventa allora un dispositivo artistico che rivendica, con leggerezza ma decisione, il diritto alla pausa, al rallentamento, al sonno come gesto quasi sovversivo.
Il progetto resterà attivo per alcune settimane, dal lunedì al venerdì, dalle 12 alle 16.30, trasformando temporaneamente vicolo Chiarandà in un piccolo osservatorio urbano dove arte e vita quotidiana si sovrappongono, invitando i passanti – e i “clienti” – a interrogarsi su quanto spazio resti, oggi, per fermarsi davvero.