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3 aprile 2026 - Aggiornato alle 00:51
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Cronaca

Spara al compagno della ex, lei era presente. Vittoriese condannato a 12 anni di carcere

La donna ha cercato di dissuadere l'uomo che non ne ha voluto sapere e ha fatto partire un colpo ferendo il rivale in amore

02 Aprile 2026, 22:18

22:20

Spara al compagno della ex, lei era presente. Vittoriese condannato a 12 anni di carcere

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È una storia che scuote, perché parla di sentimenti malati, di un amore finito che diventa ossessione, di una donna che tenta di ricostruire la propria vita e di un uomo incapace di accettarlo. Il 15 giugno 2025, lungo una strada di Scoglitti, quella donna stava semplicemente tornando a casa insieme alla sua bambina e al nuovo compagno. Un gesto quotidiano, normale, che avrebbe dovuto profumare di serenità.

Ma ad attenderli c'era l'ombra del passato.

Secondo la ricostruzione dei fatti, l'ex compagno, un 33enne di Vittoria, avrebbe sbarrato loro la strada, costringendo l'auto a fermarsi. Un gesto improvviso, violento, che ha trasformato un tratto di asfalto in una trappola. Poi, la follia: l'uomo avrebbe estratto una pistola e aperto il fuoco, colpendo il nuovo compagno della donna al fianco. Un colpo che poteva essere fatale, un colpo che ha cambiato per sempre la vita di chi era lì.

La donna, in preda al terrore ma lucida, ha guidato fino alla guardia medica di Comiso, poi al pronto soccorso dell'ospedale Guzzardi di Vittoria, lottando contro il tempo per salvare l'uomo ferito. Da quel momento è partita l'indagine, un percorso complesso che ha portato l'aggressore a consegnarsi alle forze dell'ordine e a indicare dove aveva nascosto l'arma: una pistola a salve modificata, capace di uccidere.

Il processo, celebrato con rito abbreviato, ha messo in fila tutte le accuse: non solo il tentato omicidio aggravato dalla premeditazione, ma anche il porto illegale e la ricettazione di un'arma clandestina, oltre alla detenzione di cocaina destinata allo spaccio. Un quadro pesante, che il giudice ha valutato senza esitazioni.

Il gup Ivano Infarinato ha condannato l'uomo a 12 anni di reclusione. Una sentenza che non cancella la paura, non riscrive ciò che è accaduto, ma restituisce un messaggio chiaro: la violenza non può e non deve avere l'ultima parola.

In questa vicenda restano impressi gli sguardi: quello di una donna che ha trovato la forza di proteggere chi amava; quello di un uomo ferito che ha visto la morte da vicino; quello di una bambina che, suo malgrado, ha assistito a un frammento di vita che nessun bambino dovrebbe mai vedere.

E resta anche un monito, duro ma necessario: quando il possesso prende il posto dell'amore, quando la rabbia soffoca il rispetto, quando la violenza diventa linguaggio, l'unica risposta possibile è la giustizia.