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Truffa ai fondi Ue, il Riesame salva professori e ricercatori: niente carcere né domiciliari

Respinti tutti i ricorsi della procura europea: liberi i sette indagati dell'inchiesta sul dipartimento Stebicef di Palermo

03 Aprile 2026, 00:19

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Truffa ai fondi Ue, il Riesame salva professori e ricercatori: niente carcere né domiciliari

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Il tribunale del Riesame ha respinto i ricorsi con cui, dopo il no del gip, la procura europea chiedeva la custodia cautelare in carcere per Vincenzo Arizza e Antonio Fabbrizio e i domiciliari per Alberto Di Maio, Lucie Branwen Hornsby, Giovanni Quarto Callea, Salvatore Ditta e Mauro Cudia, professori universitari, ricercatori e imprenditori indagati per una truffa all’UE.

I legali che difendono gli indagati, Massimo Motisi, Vincenzo Lo Re, Marcello Montalbano e Giuseppe Crescimanno hanno contestato le accuse rivolte agli assistiti e ribadito le valutazioni del gip sull'assenza delle esigenze cautelari.

Per conoscere le motivazioni della decisione del Riesame si dovranno attendere 45 giorni, visto che in questo momento è stato solo emesso il dispositivo. Solo nel momento delle motivazioni si potrà comprendere se il collegio ha deciso in base alle esigenze cautelari o sui gravi indizi.

«Il provvedimento del gip ci era già sembrato equilibrato - commenta a La Sicilia l’avvocato Vincenzo Lo Re, difensore del professore Arizza - quindi questa decisione ci sembra in linea con quella. Secondo noi ci potrebbe essere spazio anche per far cadere alcuni dei reati contestati, soprattutto nel filone delle procedure di gara e delle turbative».

Anche sulla contestazione della corruzione secondo Lo Re c’è ampio margine per far sgonfiare la ricostruzione della procura europea. «Abbiamo ampiamente documentato la regolarità del rapporto di lavoro e la totale sconnessione con i fatti oggetto dell’indagine», ha aggiunto l’avvocato.

L'indagine della procura europea, coordinata dai pm delegati Gery Ferrara e Amelia Luise, ruota attorno ai presunti costi gonfiati per ottenere i contributi europei. Centrali le figure del professore Vincenzo Arizza, direttore del dipartimento Stebicef (Scienze e Tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche) e responsabile scientifico dei progetti Bythos e Smiling, e di Antonio Fabbrizio, originario del Casertano e residente a Canicattì, indicato come l’amministratore di fatto e il referente delle associazioni Progetto Giovani e Più Servizi Sicilia, che si occupavano dei servizi connessi alle attività finanziate.

Per 18 persone li magistrati avevano chiesto misure cautelari, chiesta, secondo quanto riportato dall'ordinanza, per i "gravi indizi di colpevolezza".

Misure cautelari, si legge sempre nelle carte, che erano state richieste in considerazione della "gravità dei comportamenti posti in essere, dell’ammontare dei contributi pubblici indebitamente percepiti e/o distorti dalle finalità per cui erano stato erogati, della reiterazione dell’illecito modus operandi in un ampio arco temporale e dalla loro attualmente persistente attività in materia di richiesta – ai fini di una illecita appropriazione - di contribuzioni pubbliche di origine comunitaria".

Secondo i magistrati, insomma, "le modalità e le circostanze delle condotte delittuose, l’estrema disinvoltura con la quale sono state poste in essere le azioni criminose, la personalità dagli indagati - che hanno dimostrato caparbietà e costanza nella perpetrazione di reati e nel perseguimento degli ingenti illeciti profitti ad essi correlati, nonché l’indifferenza circa le possibili conseguenze di rilievo penale delle proprie condotte – sono tutti elementi certamente indicativi di una notevole proclività a delinquere e fanno ritenere più che mai fondato, attuale e concreto il pericolo di reiterazione di «delitti della stessa specie», ossia di delitti collegati a quelli per cui si procede sul piano dell’interesse protetto, che offendono i medesimi beni giuridici tutelati dalle norme violate, anche in considerazione del fatto che i principali artefici delle frodi sono costantemente alla ricerca di nuovi progetti dai quali attingere risorse».