L’approfondimento
Il mondo oscuro del betting che tenta i clan mafiosi
I centri scommesse possono diventare una “copertura” per gli allibratori esteri E poi c’è il settore illecito del gaming online che alle falde dell’Etna ha dei pionieri fra Santapaola e Cappello
Qualche anno fa un investigatore disse che le sale scommesse erano il nuovo presidio militare dei clan mafiosi. La territorialità della criminalità catanese è molto diversa da quella palermitana: i confini non sono determinati rigorosamente dai quartieri o dalle zone; non ci sono mandamenti. In un rione possono coesistere più cosche, anche se i “fortini” esistono. Ma, a un certo punto, la bandierina di rappresentanza era diventata la sala giochi: ne spuntavano come funghi, alla faccia della crisi.
Quell’analisi emerse dopo due importanti inchieste giudiziarie sul gaming online che vedevano coinvolti i Santapaola e i Cappello. Il betting illegale aveva portato un enorme flusso di denaro nelle casse delle due famiglie mafiose.
Qualche giorno fa, la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) hanno scoperto un centro scommesse che faceva da paravento a siti internet riferibili ad allibratori esteri non autorizzati. In un solo PC hanno registrato un giro di scommesse di 350.000 euro per 14.000 giocate. Numeri da capogiro, se si pensa che gli investigatori hanno passato ai raggi X un singolo dispositivo informatico.
Per operare legalmente in Italia, qualsiasi bookmaker (italiano o estero) deve ottenere una licenza dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Una certificazione che garantisce che l’operatore rispetti le leggi italiane, paghi le tasse nel nostro Paese e offra giochi certificati. Il mondo oscuro e sommerso del gaming e delle scommesse online è però molto vasto: molti allibratori esteri operano con licenze internazionali che non sono valide in Italia. Pertanto, ogni sito privo di autorizzazione ADM è considerato illegale.
Da tempo l’Agenzia, collaborando con le autorità investigative, monitora il mercato con sanzioni e oscuramenti periodici. Da qualche mese è inoltre partita una rivoluzione: l'obiettivo è ridurre il numero di siti attivi da circa 420 a soli 50, operazione che dovrebbe garantire standard di sicurezza più elevati.
Ma purtroppo non è così semplice. La rete, compreso il dark web, offre strade infinite per l’illecito. Sul gioco d’azzardo prima e sul betting online poi, i clan Santapaola hanno sempre investito pesantemente. Il clan Santapaola vanta nel suo organigramma veri esperti del settore: i fratelli Placenti di Lineri, ad esempio, hanno fornito consulenze su gaming e "macchinette" persino ai mafiosi di Palermo e Castelvetrano.
E poi c’è Antonio Padovani, che ha fatto del gioco d’azzardo il proprio core business illecito. Il suo nome è finito nei faldoni delle Procure di tutta Italia e i giornalisti lo hanno ribattezzato il “re delle slot machine”. Un altro boss che ha tentato il salto finanziario investendo nel betting illecito è stato Massimiliano Salvo, detto “u carruzzeri”, del clan Cappello.
Questi nomi hanno avuto in comune un consulente chiave: Fabio Lanzafame. Quest'ultimo ha svelato il sistema per creare fondi neri attraverso il gioco d’azzardo online, diventando poi il "pentito delle scommesse". Lanzafame aveva creato un sistema parallelo, occulto e illegale, diretto all’estero; le Fiamme Gialle hanno però scoperto il meccanismo, sequestrando un tesoretto di oltre 40 milioni di euro. Cifre esorbitanti che fanno gola alle holding della mafia, sempre a caccia di nuovi modi per gonfiare i propri bilanci.
