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3 aprile 2026 - Aggiornato alle 08:50
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il racconto

Sutera, il quartiere sospeso sull'abisso: crepe, sgomberi e case inagibili

La frana che divora strade e case, famiglie evacuate e appelli alle istituzioni per interventi immediati

03 Aprile 2026, 07:24

07:30

Sutera, il quartiere sospeso sull'abisso: crepe, sgomberi e case inagibili

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Un quartiere sospeso nel vuoto, con le case a pochi centimetri dall’abisso e le strade spezzate come vetro. A Sutera il dissesto idrogeologico non è più un rischio lontano o ipotetico, ma una realtà drammatica, concreta, che si consuma giorno dopo giorno sotto gli occhi impotenti dei residenti. Le immagini sono eloquenti: crepe profonde che tagliano l’asfalto, carreggiate collassate, marciapiedi inghiottiti dalla terra. In alcuni punti il terreno è letteralmente sprofondato, lasciando vuoti impressionanti a ridosso delle abitazioni. In via San Giuseppe, epicentro dell’emergenza, la frana è arrivata fin dentro il tessuto urbano, insinuandosi tra le case, lambendo muri e fondamenta, mettendo a rischio la stabilità di interi edifici. Qui il confine tra sicurezza e pericolo si misura in centimetri.

Il fenomeno non è improvviso. Già circa quindici anni fa i primi movimenti franosi avevano provocato la rottura delle condotte idriche, a causa del movimento franoso. Caltaqua è intervenuta immediatamente, riparando le rotture ed evitando che le perdite d’acqua nel sottosuolo agissero come un lento veleno, erodendo progressivamente la consistenza del terreno.

La frana è comunque andata avanti, avanzando ad alta velocità e accelerando un processo che oggi appare fuori controllo. La situazione è degenerata fino a raggiungere un punto critico.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e hanno un volto umano. Alcune famiglie hanno già ricevuto ordini di sgombero per rischio imminente, altre vivono con la paura costante di dover lasciare la propria casa da un momento all’altro. C’è chi ha già perso tutto. C’è chi ha dovuto rinunciare persino a tornare nella propria casa, come un emigrato suterese che oggi non ha più un luogo dove rientrare, avendo la propria abitazione inagibile. Storie che raccontano non solo un’emergenza ambientale, ma una ferita sociale profonda. Il quartiere rischia di svuotarsi, trasformandosi in una zona fantasma.

“Abbiamo tutti negli occhi quello che sta accadendo a Niscemi – raccontano alcuni residenti – ma anche qui siamo nello stesso pericolo. Sutera sprofonda”. Parole cariche di paura e rabbia, che restituiscono il senso di abbandono percepito dalla comunità. La sensazione diffusa è quella di assistere a un disastro annunciato, mentre la terra continua a muoversi senza sosta.

Negli anni non sono mancati tentativi di contenimento. Interventi tampone, come la posa di calcestruzzo nelle aree più compromesse, hanno provato a rallentare il fenomeno. Calcestruzzo che ha aggravato la situazione, aumentando il peso su un terreno già fragile e accelerando ulteriormente il cedimento.

L’ultimo episodio, avvenuto nella serata di martedì, ha riportato l’emergenza al centro dell’attenzione. Un tratto di muro è crollato improvvisamente, finendo al centro della strada. Un boato secco, poi il panico tra gli abitanti. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno messo in sicurezza l’area e richiesto un sopralluogo urgente dell’ufficio tecnico. Ma è solo l’ennesimo segnale di una situazione ormai fuori controllo.

Nel recente passato, l’amministrazione comunale guidata dall’ex sindaca Giuseppina Catania, poi sfiduciata, aveva avviato interlocuzioni con la Protezione Civile e intercettato fondi comunitari: nel gennaio 2025 era stato avviato il riconoscimento dello stato di calamità legato al dissesto idrogeologico. Un passaggio importante, che però non si è ancora tradotto in interventi risolutivi.

Oggi, mentre progetti e procedure restano sospesi, la frana continua ad avanzare, metro dopo metro. “Si perde tempo a preparare progetti – denunciano i cittadini – quando sarebbe bastato rappresentare subito la gravità della situazione per ottenere interventi immediati. Qui si rischia davvero un dramma”. Una denuncia che suona come un appello urgente alle istituzioni, chiamate a intervenire prima che sia troppo tardi.

La fragilità di Sutera è anche geografica. Il paese, arroccato attorno al monte San Paolino a circa 820 metri d’altitudine, vive da sempre su un equilibrio delicato. Oggi quell’equilibrio si sta spezzando. E il rischio non riguarda più solo una strada, ma un intero quartiere del territorio.

A complicare ulteriormente il quadro è l’isolamento viario. I collegamenti restano critici: la strada Sutera-Campofranco è spesso chiusa, mentre la Sutera-Mussomeli si presenta dissestata e pericolosa. Una condizione che amplifica il disagio dei residenti, già provati da una quotidianità segnata dall’incertezza.

Qui non si parla più soltanto di viabilità o di decoro urbano. Qui c’è un paese che rischia di scomparire, lentamente, sotto i piedi dei suoi abitanti. Serve un intervento immediato, strutturale e definitivo. Perché a Sutera la frana non bussa più alla porta: è già dentro casa.