English Version Translated by Ai
3 aprile 2026 - Aggiornato alle 08:50
×

il ricordo

Strage di Pizzolungo, il racconto di chi ha coordinato l'ultima indagine i nomi di chi non è mai stato condannato per questo fatto

L'autobomba che mirava al pm Carlo Palermo travolse una madre e i suoi gemelli, il filo degli stessi esplosivi collegato alle grandi stragi e i sospetti su mafia, massoneria e servizi deviati

03 Aprile 2026, 07:30

07:40

Strage di Pizzolungo, il racconto di chi ha coordinato l'ultima indagine i nomi di chi non è mai stato condannato per questo fatto

Seguici su

Raccontare la strage mafiosa di Pizzolungo del 2 aprile 1985 senza tenere conto del contesto di quegli anni, significa staccare quell'attentato, destinato al magistrato Carlo Palermo, dal contesto di quel periodo, segnato dall'assalto di Cosa nostra contro pm e giudici che in quel momento avevano inferto pesanti colpi. A Palermo i giudici istruttori Falcone e Borsellino stavano scrivendo l'ordinanza che avrebbe portato al maxi processo, c'era stato il pentimento di Buscetta, Cosa nostra infiltrata dentro lo Stato cercava di marcare l'azione giudiziaria e quando non ci riusciva faceva saltare in aria strade e palazzi, come era accaduto nell'estate del 1983 per uccidere a Palermo il giudice Rocco Chinnici, capo dell'ufficio istruzione del Tribunale. La strategia della tensione che fa venire in mente non solo la mafia.

Il 23 dicembre del 1984 ancora bombe, esplosivo piazzato sul treno Rapido 904, Napoli-Milano, 16 morti, oltre 200 feriti. Mafia, massoneria, servizi segreti deviati, il peggiore potere occulto viene subito sospettato, ricorre un nome, quello di Pippo Calò il tesoriere della mafia, che con il nome di Mario Aglialoro viveva a Roma, a far affari con la famigerata banda della Magliana. Verrà arrestato il 29 marzo del 1985, quattro giorni prima della strage di Pizzolungo. Perché questa sottolineatura? Una perizia molti anni dopo da quel 1985 dirà che l'esplosivo usato per il Rapido 904 e Pizzolungo era lo stesso. identico a quello che verrà usato nel 1989 all'Addaura, quando Falcone sfuggì in tempo dal tritolo piazzato davanti casa sua al mare, uguale a quello usato per distruggere la villa dell'ex sindaco di Palermo Elda Pucci, lo stesso che comparirà in via D'Amelio a Palermo il 19 luglio del 1992. Un comune denominatore che non possiamo far finta di non vedere, quando parliamo di Barbara Rizzo e dei suoi gemellini Salvatore e Giuseppe Asta svaniti dentro quel cono infuocato scatenato su quella curva di Pizzolungo, loro fecero da scudo al magistrato Carlo Palermo e alla scorta, Nino Ruggirello, Raffaele Di Mercurio, Totò La Porta, l'autista Rosario Maggio, sopravvissuti con le ferite inguaribili. Oggi restano solo Palermo e La Porta, testimoni di quell'orribile strage.

"È la strage della quale si parla poco e che resta la più misteriosa", dice il procuratore della Repubblica di Trapani Gabriele Paci, che da aggiunto a Caltanissetta ha scritto l'ultimo capitolo dell'inchiesta, quello che ha visto la condanna come mandante del boss palermitano Vincenzo Galatolo. "Cosa nostra - continua Paci - in quegli anni '80 subiva colpi e c'era un sistema che fibrillava, all'interno del quale c'erano intrecci e connessioni, e reagiva anche con le bombe". I pentiti solo quando alla fine degli anni '90 cominceranno a parlare della strage, sveleranno che Carlo Palermo a Trapani era stato monitorato da vicino: "avevano fatto un sopralluogo nella zona di Bonagia dove abitava, lui la sera usciva per strada, con i suoi cani, potevano ucciderlo in quei momenti e invece - prosegue Paci - hanno deciso di fare altro. L'autobomba non doveva solo colpire il magistrato ma quella magistratura che cercava di mettere sotto scacco Cosa nostra".

"Nell'ordinanza che portò al maxi processo di Palermo - evidenzia il Procuratore Paci - c'erano atti che provenivano da Carlo Palermo, quando era giudice istruttore a Trento, titolare di quella indagine che dal traffico di droga e di armi, dal Medio Oriente fino alla Sicilia, era finita con il toccare i santuari del riciclaggio di denaro". Carlo Palermo venne spossessato di quell'indagine, "ma prima mandò uno stralcio a Falcone". Poi il trasferimento a Trapani e quindi quell' attentato a 40 giorni dal suo insediamento in Procura. "Era venuto a prendere il posto che era stato di Ciaccio Montalto - ricorda ancora Paci - tra i due c'erano stati contatti dopo che Palermo scoprì i contatti tra un trafficante trentino, Karl Kofler e un mafioso trapanese Leonardo Crimi". Kofler si era pentito, ma morì suicida in carcere. Una storia antica che ricorda scene attuali.

"Pizzolungo - prosegue Paci - è stata senza dubbio una strage di mafia, ma i nomi coinvolti dicono anche altro". "Calabrò e Asaro usciti assolti - spiega - sono quelli che compaiono negli elenchi della massoneria segreta della Iside 2 (scoperta a Trapani nel 1986), ci sono poi l'alcamese Vincenzo Milazzo e il palermitano Nino Madonia, la parte più perversa di Cosa nostra, con contatti spuri e opachi con soggetti infedeli delle istituzioni". Madonia, è in cella con sette ergastoli e adesso il sospetto di essere stato killer di Piersanti Mattarella. Milazzo, che da figlioccio di Riina ne divenne nemico, e per questo fu ucciso, nell'estate del 1992, assieme alla sua compagna, Antonella Bonomo, 23 anni e incinta: i due, per questioni familiari, erano intimi con un agente infilato nei servizi segreti. Erano diventati pericolosi forse anche per quel contatto ravvicinato. Ambiti oscuri rimasti tali nonostante serrate indagini, come quelle condotte da Paci quando era a Caltanissetta.

Per la strage di Pizzolungo non è stata resa per intero verità e giustizia. Pesano ancora a distanza di 41 anni le assoluzioni degli esecutori, Vincenzo Milazzo, Filippo Melodia, Gino Calabrò. I primi due sono morti, uccisi nelle faide. Calabrò sconta in carcere l'ergastolo per le stragi del 1993, lui il lattoniere di Castellammare del Golfo che preparò l'autobomba. Ci sono i mandanti, Riina, Virga, Di Maggio, Madonia e Galatolo, ma non c'è il movente. E poi....tasselli che si incastrano in quegli scenari di mafia, massoneria e istituzioni che trattavano affari con i criminali. Mentre a Trapani in quel 1985 si diceva che la mafia non esisteva.