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3 aprile 2026 - Aggiornato alle 14:42
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l'indagine

Frana di Niscemi, il procuratore: «In 30 anni nulla è stato fatto di quanto previsto, nei prossimi mesi concretizzeremo»

Salvatore Vella coordina l'inchiesta che mira a far luce sulle inadempienze che non hanno impedito la frana di gennaio. Partendo dal primo grande smottamento del 1997. «Il nostro lavoro su quattro direttrici»

03 Aprile 2026, 11:45

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Frana di Niscemi, il procuratore: «In 30 anni nulla è stato fatto di quanto previsto, nei prossimi mesi concretizzeremo»

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«A distanza di quasi trent'anni dalla frana di Niscemi del 1997, in sostanza, nulla è stato fatto rispetto a ciò che era stato previsto per mettere in sicurezza il territorio». Il procuratore capo di Gela, Salvatore Vella, non usa mezzi termini. L'indagine che lui coordina a seguito del gigantesco smottamento di gennaio va avanti e al momento nessun nome è stato scritto nel registro degli indagati, ma alcune cose sono già chiare.

«Il lavoro lo abbiamo suddiviso almeno su quattro fronti - spiega il procuratore - anzitutto abbiamo le opere che dovevano essere realizzate dopo la frana del 1997, finanziate con 12 miliardi delle vecchie lire, poi diventati 12 milioni di euro, e che non sono state realizzate, nonostante un finanziamento regionale che ancora oggi c'è. Poi ci stiamo soffermando sugli interventi ordinari di messa in sicurezza di un territorio, già indicato a elevatissimo rischio, che non sono stati attuati. C'è inoltre l'aspetto che riguarda la raccolta delle acque bianche e dei reflui, sostanzialmente le acque di fogna dell'abitato di Niscemi, che evidentemente è ancora adesso carente e che probabilmente è una delle concause della frana».

Infine altro aspetto indagato «è quello che riguarda le opere di urbanizzazione, soprattutto nella fascia rossa che doveva essere quella maggiormente a rischio, già individuata dopo la frana del 1997. Doveva essere una zona - dice Vella - nella quale non dovevano più esserci abitazioni, non solo spostando le persone ma eliminando gli immobili. Anche quest'attività non è stata compiuta». Il procuratore è netto: «Nel 1997 la commissione individuata dalla Protezione civile nazionale aveva accertato profili di rischio elevatissimi per quel territorio e aveva indicato le opere che si dovevano fare».

L'indagine della Procura di Gela si avvale dei poliziotti della squadra mobile di Caltanissetta, di quelli del commissariato di Niscemi e del servizio centrale operativo di Roma, oltre che di consulenti tecnici. «Stiamo conducendo un lavoro attento e serio - assicura il procuratore capo - analizziamo i documenti e i dati tecnici. Non ci stiamo risparmiando. Ritengo che qualcosa di ancor più concreto ci sarà nei prossimi mesi. Sono ottimista».

Sono decine le audizioni condotte, sentendo tecnici, funzionari, dirigenti, tutti ascoltati come persone informate sui fatti. I pm hanno ascoltato, tra gli altri, l'ex prefetta Isabella Giannola, nominata nell'immediatezza della frana del 1997 commissario straordinario; i dirigenti della protezione civile nazionale (Filippo Cadamuro e Letteria Spuria) e regionale (Tuccio D'Urso, Calogero Foti e Salvo Cocina); l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla Protezione Civile Franco Barberi.

Già prima dell'indagine dei magistrati, grazie al lavoro dei giornalisti, sono emersi diversi documenti, redatti tra il 1997 e il 2022, che mettevano nero su bianco gli altissimi rischi e gli interventi necessari per evitare quello che poi è successo.