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4 aprile 2026 - Aggiornato alle 11:30
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Decreto Cutro

«Capacità organizzativa, dedizione e laboriosità»: il Csm "riabilita" l'operato della giudice catanese Apostolico

Diventata protagonista, suo malgrado, di un caso politico e mediatico, adesso per la magistrata (che nel frattempo si è dimessa) arriva la valutazione positiva della Quarta commissione

04 Aprile 2026, 10:12

10:20

Iolanda Apostolico, giudice di Catania

Iolanda Apostolico, giudice di Catania

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Una magistrata travolta da una tempesta politica e mediatica, additata come simbolo di un presunto “pregiudizio ideologico”, lascia la toga il 15 dicembre 2024; eppure, a distanza di meno di un anno e mezzo, è proprio il Consiglio superiore della magistratura a riconoscere che quella decisione tanto contestata sui migranti era giuridicamente solida. È l'ultimo sviluppo della vicenda che ha riguardato la giudice catanese Iolanda Apostolico, la cui decisione di disapplicare il decreto Cutro è stata ritenuta dal Csm compatibile con i requisiti di indipendenza, imparzialità ed equilibrio richiesti a un magistrato. Nonostante quanto accaduto nell'autunno del 2023.

La vicenda torna ora al centro del dibattito perché oggi Il Fatto Quotidiano riferisce che la Quarta Commissione del Csm ha proposto per Apostolico la settima e ultima valutazione di professionalità con esito positivo, passaggio da cui dipende anche lo scatto di carriera e di stipendio maturato nel 2023.

La pratica approderà al voto la prossima settimana, dopo essere stata licenziata dalla commissione con la sola astensione della consigliera Claudia Eccher, eletta in quota Lega

Il punto di partenza: Pozzallo, quattro richiedenti asilo e una norma subito controversa

Per capire la decisione bisogna tornare a fine settembre 2023. Nel nuovo centro di Pozzallo, inaugurato pochi giorni prima e destinato anche alla procedura accelerata di frontiera, arrivano i primi casi di richiedenti asilo provenienti da Paesi ritenuti sicuri. Il questore di Ragusa dispone il trattenimento di un gruppo di cittadini tunisini sbarcati il 20 settembre 2023 a Lampedusa. Ma il tribunale di Catania, con Apostolico, non convalida quel trattenimento: una decisione che, già allora, mette in discussione uno dei cardini operativi del cosiddetto decreto Cutro.

Il nodo era tecnico e molto concreto: il decreto aveva introdotto, per evitare il trattenimento, una garanzia finanziaria fissata per il 2023 in 4.938 euro, da versare in unica soluzione tramite fideiussione bancaria o polizza fideiussoria assicurativa. Le Sezioni Unite della Cassazione, nel successivo rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Unione europea, hanno formulato dubbi molto precisi sulla compatibilità di quel meccanismo con i diritti delle persone. Dopo Apostolico, numerosi giudici si sono pronunciati nello stesso senso. 

Il video del 2018 

Se il merito giuridico della vicenda era complesso, la sua trasformazione in caso politico fu invece rapidissima. Nei giorni successivi alla decisione, Matteo Salvini pubblicò un video che ritraeva Apostolico a una manifestazione del 25 agosto 2018 al porto di Catania, durante il caso Diciotti, quando in piazza si chiedeva lo sbarco dei migranti bloccati sulla nave.

Il video venne usato come prova mediatica di una presunta incompatibilità tra la sua partecipazione a quella protesta e l’esercizio imparziale della funzione giudiziaria.

Che cosa riconosce il Csm

La proposta della Quarta Commissione, secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, valorizza il parere positivo del Consiglio giudiziario di Catania, che attribuisce alla magistrata capacità organizzativa, dedizione e laboriosità, chiarendo che le vicende polemiche in cui è stata coinvolta non incidono negativamente sulla valutazione professionale. Ancora più importante è la motivazione sul provvedimento relativo ai migranti: la scelta non viene letta come manifestazione di un orientamento ideologico, anche perché il ricorso del governo contro quel provvedimento è stato rinunciato, rendendo definitiva la decisione.

Al di là di quanto stabilito adesso dal Csm, a dicembre 2024 era stato lo stesso Consiglio superiore della magistratura ad accogliere le dimissioni della giudice catanese. Che, quindi, dopo essere finita al centro di una bufera politica e mediatica con pochi precedenti, ha lasciato la magistratura.