falcone borsellino
Masterplan per l'aeroporto, la richiesta di una proroga da parte di Gesap e i dubbi dal ministero: «Lavori in ritardo, chiarite perché»
La riqualificazione dello scalo di Palermo e la richiesta di poter continuare i lavori fino al 2030
L'aeroporto Falcone Borsellino vola, tra nuovo terminal e crescita continua dei passeggeri in transito, ma è costretto a rimanere a terra per motivi più prosaici di lungaggini burocratiche e tempi di progettazione. Al punto che, costretta a rimodulare il masterplan per il rilancio dello scalo di Punta Raisi, Gesap rischia di inciampare sulle obiezioni del ministero dell'Ambiente. Per cambiare i tempi del piano e spostare di cinque anni la scadenza originaria prevista nel 2025, infatti, va chiesta una proroga della Valutazione di impatto ambientale, ma dopo averne fatto richiesta Gesap si è vista chiedere delle integrazioni, perché alcuni dei motivi che ha portato a sostegno della sua richiesta sono stati giudicati dal ministero non dettagliati né circostanziati.
Le ragioni di Gesap si possono leggere nel documento in cui riassume la richiesta di proroga della Via. Il masterplan approvato nel 2010 prevedeva diversi progetti, di cui molti realizzati come la riqualificazione del terminal passeggeri, la razionalizzazione di piste di rullaggio, piazzali di sosta e zone di supporto, il potenziamento degli impianti tecnologici. Soldi già spesi, 220 milioni di euro su un totale di 322 previsti. All'appello però mancano altri interventi, come un parco nei pressi dell'aeroporto, una struttura alberghiera e la nuova porta occidentale, oltre a diversi altri interventi in stadi diversi: alcuni progettati ma per i quali manca il finanziamento, altri che ancora sono solo idee. Gesap chiede di avere una proroga chiamando in causa tra le altre cose i ritardi burocratici legati a motivi tecnici o finanziari; il boom del traffico che ha superato gli 8,9 milioni di passeggeri rispetto ai circa 7 previsti per il 2025; l'aggiornamento della normativa. Ragioni che porterebbero un masterplan approvato nel 2010 a essere concluso, se tutto andasse bene, nel 2030.
Sempre se il ministero darà la proroga senza nessuno scossone. Chiedendo un'integrazione dei documenti, infatti, i tecnici della commissione Via indicano le lacune che hanno trovato nella richiesta di Gesap. In primo luogo, scrivono che la società «non ha fornito un’analisi dettagliata e circostanziata delle cause che hanno determinato il mancato completamento degli interventi». In particolare, il ministero sottolinea che «non risultano individuati eventi impeditivi» come contenziosi o blocchi amministrativi che giustifichino i ritardi, e quindi chiede a Gesap dei chiarimenti. Accanto all'ottemperanza delle prescrizioni ambientali, poi, la commissione Via chiede notizie del parco "fantasma", ovvero dell'intervento previsto sin dal 2008 ma mai chiarito nei dettagli né progettato. Sulla richiesta di integrazioni, Gesap fa sapere di avere già provveduto: «A marzo abbiamo integrato la documentazione richiesta e l’abbiamo inviata al ministero attraverso l’Enac».