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CATANIA

Dodici coltellate all'ex moglie mirando al cuore: il gip convalida il fermo, Platania resta in carcere

Il giudice non ha dubbi: «Quadro indiziario solido». Smontato anche l'alibi degli asparagi, c'è stata premeditazione

05 Aprile 2026, 17:51

18:01

Dodici coltellate all'ex moglie mirando al cuore: il gip convalida il fermo, Platania resta in carcere

Deve rimanere in carcere Giovanni Platania, il 56enne accusato di aver accoltellato l’ex moglie lo scorso giovedì in via Villa Glori a Catania. Il gip Pietro Currò ha convalidato il fermo ed emesso un’ordinanza di custodia cautelare a carico dell’indagato - difeso dall’avvocato Fabio Presenti - accusato di tentato femminicidio aggravato.

Per il giudice, che ha emesso l’ordinanza oggi, il quadro indiziario a carico di Platania è «solido e privo di dubbi» ed è supportato dalla confessione resa dall'indagato e dalle testimonianze di soccorritori e medici.

La sera del 2 aprile 2026, l'uomo ha raggiunto la vittima in sella a uno scooter per colpirla ripetutamente con un coltello a serramanico dalla lama di 20 centimetri. Dopo l'aggressione, Platania è scappato a piedi facendo scattare una serrata caccia all'uomo da parte dei Carabinieri del Nucleo Investigativo e della Compagnia di Piazza Dante. L’indagato è stato rintracciato solo il mattino seguente, quando indossava ancora abiti sporchi di sangue.

Il racconto di Platania reso durante l’interrogatorio alla pm Emilia Rapisarda e confermato ieri mattina durante l’udienza di convalida non ha convinto il gip, che ritiene quanto accaduto un chiaro tentativo di uccidere l’ex moglie. La reiterazione dei colpi (12 fendenti) e la scelta dei bersagli (organi vitali, fra cui il cuore) dimostrerebbero la volontà di cagionare la morte.

Per il giudice inoltre l’aggressione è aggravata dalla premeditazione: l’indagato avrebbe infatti pianificato l'azione portando con sé il coltello e appostandosi per attendere la donna. Non è credibile quindi l’alibi della raccolta di asparagi e verdure selvatiche. L’uomo ha spiegato di aver colpito l’ex compagna per le tensioni legate alla gestione e alla visite della figlia minorenne. Anche questa narrazione non è ritenuta credibili: per gli inquirenti il movente è legato al rifiuto della donna di tornare assieme.

La figlia della coppia ha spiegato che il padre, scarcerato l'8 marzo scorso, avrebbe iniziato a perseguitare e minacciare di morte la madre subito dopo il ritorno in libertà. Il giudice ha ritenuto che l’unica misura cautelare adeguata fosse quella in carcere: Platania, infatti, è ritenuto una persona dalla spiccata pericolosità sociale e con un alto rischio di recidiva.