CATANIA
Dodici coltellate all'ex moglie mirando al cuore: il gip convalida il fermo, Platania resta in carcere
Il giudice non ha dubbi: «Quadro indiziario solido». Smontato anche l'alibi degli asparagi, c'è stata premeditazione
Deve rimanere in carcere Giovanni Platania, il 56enne accusato di aver accoltellato l’ex moglie lo scorso giovedì in via Villa Glori a Catania. Il gip Pietro Currò ha convalidato il fermo ed emesso un’ordinanza di custodia cautelare a carico dell’indagato - difeso dall’avvocato Fabio Presenti - accusato di tentato femminicidio aggravato.
Per il giudice, che ha emesso l’ordinanza oggi, il quadro indiziario a carico di Platania è «solido e privo di dubbi» ed è supportato dalla confessione resa dall'indagato e dalle testimonianze di soccorritori e medici.
La sera del 2 aprile 2026, l'uomo ha raggiunto la vittima in sella a uno scooter per colpirla ripetutamente con un coltello a serramanico dalla lama di 20 centimetri. Dopo l'aggressione, Platania è scappato a piedi facendo scattare una serrata caccia all'uomo da parte dei Carabinieri del Nucleo Investigativo e della Compagnia di Piazza Dante. L’indagato è stato rintracciato solo il mattino seguente, quando indossava ancora abiti sporchi di sangue.
Il racconto di Platania reso durante l’interrogatorio alla pm Emilia Rapisarda e confermato ieri mattina durante l’udienza di convalida non ha convinto il gip, che ritiene quanto accaduto un chiaro tentativo di uccidere l’ex moglie. La reiterazione dei colpi (12 fendenti) e la scelta dei bersagli (organi vitali, fra cui il cuore) dimostrerebbero la volontà di cagionare la morte.
Per il giudice inoltre l’aggressione è aggravata dalla premeditazione: l’indagato avrebbe infatti pianificato l'azione portando con sé il coltello e appostandosi per attendere la donna. Non è credibile quindi l’alibi della raccolta di asparagi e verdure selvatiche. L’uomo ha spiegato di aver colpito l’ex compagna per le tensioni legate alla gestione e alla visite della figlia minorenne. Anche questa narrazione non è ritenuta credibili: per gli inquirenti il movente è legato al rifiuto della donna di tornare assieme.
La figlia della coppia ha spiegato che il padre, scarcerato l'8 marzo scorso, avrebbe iniziato a perseguitare e minacciare di morte la madre subito dopo il ritorno in libertà. Il giudice ha ritenuto che l’unica misura cautelare adeguata fosse quella in carcere: Platania, infatti, è ritenuto una persona dalla spiccata pericolosità sociale e con un alto rischio di recidiva.

