Il caso a Catania
Trova un libro antico nel garage di una lontana parente, finisce sotto processo ma è giallo
Per il pm quel testo del 1600 è quello rubato nella biblioteca di Carini trent'anni fa. Ma una perizia grafologica rimescola le carte
C’era una volta un garage a Motta Sant’Anastasia, ai piedi dell’Etna, che custodiva un tesoro di carta e inchiostro. Questa storia giudiziaria, che ha per protagonista un libro edito oltre quattro secoli fa, non poteva cominciare con una formula diversa. L’unico difetto è che questa non è una favola, ma un incubo. Anche se l’avvocato Dario Fina spera che il lieto fine possa arrivare. Un catanese è stato rinviato a giudizio per ricettazione di beni culturali: tutto è cominciato quando ha deciso di mettere in vendita su Subito.it una serie di testi antichi che aveva ritrovato in un box di una lontana, anzi lontanissima, parente che doveva essere sgomberato per la vendita.
Qualche anno fa l'uomo, oggi imputato, ha deciso di svuotare il garage e ha scoperto l’esistenza di una pila di volumi risalenti a secoli prima che sarebbero stati conservati da generazione in generazione. Il catanese ha intuito il valore di quelle opere e ha deciso di portarle a casa, ad Acireale. Tre anni fa, però, smanettando su internet ha capito che avrebbe potuto guadagnare un bel gruzzoletto dalla vendita di quelle pubblicazioni: c’erano infatti molti collezionisti interessati a opere simili. Ha scattato le foto ai libri antichi e ha pubblicato un semplice annuncio sul noto portale di e-commerce. Fra i testi messi in vetrina c’era “L’economia del cittadino in villa” di Vincenzo Tanara (edito nel 1665).
È scattato immediatamente un alert al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Una volta verificato l’indirizzo del venditore, l’indagine è stata affidata per competenza territoriale ai militari della sezione di Siracusa del Tpc, con il coordinamento della Procura di Catania. Dagli accertamenti è emerso che nel 1993 era stato rubato un testo con lo stesso titolo dalla biblioteca comunale “Francesco Scavo” di Carini, nel Palermitano.
La prima attività è stata una perquisizione a casa dell’erede catanese: è stato lo stesso proprietario a consegnare spontaneamente ai militari il libro messo in vendita. Il volume è stato sequestrato perché il possessore non aveva saputo fornire attestazione o documentazione di proprietà. Era il febbraio 2024. Un mese dopo è stato sentito a sommarie informazioni il direttore della biblioteca, che però aveva assunto l’incarico molto tempo dopo il furto.
Gli investigatori “culturali” hanno mostrato de visu l’edizione del Seicento al direttore. Una volta esaminato il testo, quest'ultimo ha ammesso che all’interno non c’erano i timbri della biblioteca, ma che alcuni particolari inerenti la rilegatura, la filigrana e la calligrafia delle annotazioni manoscritte sul frontespizio erano assimilabili ad altri testi del fondo antico. L’indagine si concludeva così con la restituzione del volume alla biblioteca – con tanto di comunicato stampa e notizia battuta dalle agenzie – e il catanese davanti al gup. L'imputato ha continuato a spiegare come fosse venuto in possesso dell’antica edizione, evidenziando come gli appunti manoscritti fossero la prova che quel testo appartenesse a un suo avo, considerando che la stessa grafia era presente anche negli altri libri ritrovati nel garage a Motta.
Nel corso dell'udienza preliminare – si torna in aula il 13 aprile – c’è stato un colpo di scena. Il gup, accogliendo l’istanza della difesa del giudizio abbreviato condizionato, ha disposto una perizia grafologica al fine di comparare le annotazioni sull’antico libro sequestrato con quelle su altri testi forniti dalla difesa, per verificare se siano riconducibili alla «medesima mano».
La grafologa ha concluso che la firma apposta sulla prima pagina del libro sequestrato e quelle sulle pagine della collezione dell’imputato appartengono alla stessa persona. Altri appunti, invece, sono di grafie diverse.
L’interrogativo a questo punto sorge spontaneo: quello del garage era una copia di quello rubato trent’anni fa? Altro che favola: questo potrebbe essere il perfetto caso alla Sherlock Holmes. Il giallo (culturale) è servito.