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7 aprile 2026 - Aggiornato alle 12:01
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il processo

Fu accusato di omofobia da ex lavoratore licenziato: assolto grazie a un audio

A “salvare” il panettiere di Riposto sono state le indagini difensive: il dipendente avrebbe denunciato per ottenere la disoccupazione

07 Aprile 2026, 05:25

05:30

Fu accusato di omofobia da ex lavoratore licenziato: assolto grazie a un audio

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Avevano lavorato per anni in piena armonia: lui datore di lavoro panettiere, l’altro dipendente. I due, inoltre, accomunati dalla passione per la musica, avevano vissuto momenti di convivialità anche lontano da farina, lievito e forno. Ma a un certo punto, nel 2020, il lavoratore cominciò ad assentarsi. Il commerciante di Riposto tentò di contattarlo al telefono per diversi giorni; non ricevendo risposte, è passato alle vie formali con diffide a presentarsi sul posto di lavoro. Le raccomandate tornavano indietro, ma il panettiere avviava ugualmente la procedura di licenziamento. A un certo punto il dipendente telefonava all’esercente chiedendo un incontro per poter avere gli arretrati degli stipendi e la liquidazione che gli spettava. I due si incontrarono il 22 luglio 2020 per chiudere in apparente serenità il rapporto lavorativo. Ma qualche mese dopo, il panettiere è stato chiamato dall’autorità giudiziaria per la notifica di un avviso di garanzia. L’ex lavoratore lo aveva denunciato per comportamento discriminatorio in considerazione del suo orientamento sessuale.

Una notizia che ha letteralmente sconvolto il commerciante, che si è immediatamente difeso davanti all'autorità giudiziaria riferendo che l'omosessualità del lavoratore non aveva assolutamente inciso nella decisione del licenziamento, respingendo al mittente anche le accuse di minacce e violenza. Il ripostese è stato citato in giudizio e ha affrontato il processo davanti al Tribunale monocratico. Le accuse erano di tentata violenza privata con l’aggravante della discriminazione.

Il legale del panettiere, l'avvocato Dario Fina, ha avviato delle indagini difensive. Un altro dipendente del commerciante ha chiesto all’ex collega di incontrarlo e, durante l’appuntamento, ha chiesto spiegazioni sulla denuncia. Quella riunione è stata registrata: al minuto 4 dell’audio l’uomo ha riferito che la denuncia sarebbe stata depositata per poter ottenere la Naspi, cioè la disoccupazione. Questo particolare è stato inserito nella memoria difensiva che l’avvocato ha inviato al Pubblico Ministero assieme ad altri dettagli emersi sempre dalla registrazione dell’“incontro-trappola” e a una corposa documentazione.

Alla fine del dibattimento, il giudice Enza Di Pasquale ha accolto la tesi difensiva e ha assolto il panettiere con la formula «perché il fatto non sussiste». Non può che esprimere soddisfazione l’avvocato Fina, non nascondendo però una certa amarezza per il calvario giudiziario che il suo assistito ha dovuto affrontare.