l'inchiesta
Dalla Sicilia a Malta, le trame del riciclaggio tra gioco d’azzardo, casinò, politica e il ruolo degli uomini di Matteo Messina Denaro
Le indagini della Dia e i processi italiani rivelano collegamenti tra Cosa nostra siciliana e l'Isola dei Cavalieri, dal maxi riciclaggio negli anni ’90 fino al controllo delle scommesse online, affari al centro delle rivelazioni di Dafne Caruana Galizia
L’assalto all’isola di Malta, Cosa nostra che ricicla i proventi, i casinò, il gioco d’azzardo, quelle trame fin dentro le stanze del governo che la giornalista maltese Dafne Caruana Galizia avrebbe scoperto finendo con l’essere uccisa nel 2017. L’esplosivo si scoprirà arrivò proprio dalla mafia siciliana. Un paio di anni dopo gli agenti della Dia di Trapani che sull’isola erano andati a pedinare soggetti implicati nel gioco on line legati alla “famiglia” di Castelvetrano, come l’imprenditore Carlo Cattaneo, si trovarono dinanzi incontri proprio con esponenti della criminalità maltese che erano sospettati di aver ucciso la giornalista e blogger. Non sono poche le pagine giudiziarie che mettono in relazione Cosa nostra siciliana e l’isola di Malta. Risale al 1994 la scoperta del tentativo di un maxi riciclaggio di denaro, il tesoro non solo di Cosa nostra, mille miliardi di lire che dovevano essere spesi per comprare l’isolotto di Manuel, una fortezza costruita dai cavalieri di San Giovanni. Restano le intercettazioni in un albergo romano, il Raphael, di mezzo un massone importante, il notaio di Castelvetrano Pietro Ferraro, l’esponente della cosca maltese, Victor Balzano. un colletto bianco, funzionario del Governo a Malta e poi Giovanni Bastone, massone anche lui e capo mafia di Mazara del Vallo. La vicenda venne fuori, per la prima volta, nell’aula del Tribunale di Trapani durante il processo scaturito dall'operazione Petrov. Le intercettazioni, le trattative, mostrarono un intreccio tra mafia, massoneria e politica. Il grande riciclaggio di denaro aveva cambiato strada e rotte, dal business del gioco d’azzardo fin dentro i casinò di Las Vegas, adesso i miliardi di lire viaggiano verso Malta. Negli anni recenti gli affari si sono spostati sulla gestione dei centri scommesse on line. Un business illegale che Cosa nostra era riuscita a far diventare legale, corrompendo funzionari di governo, dietro le quinte gli uomini più fidati dell'allora latitante Matteo Messina Denaro. Oggi, dopo la cattura del capo mafia, si capisce bene come mai era da Campobello di Mazara che si tiravano le fila delle scommesse on line. Referente il castelvetranese Cattaneo, non un nome a caso: come raccontò il collaboratore di giustizia Lorenzo Cimarosa, morto oramai da alcuni anni, cugino dei Messina Denaro, Cattaneo era il terminale di due sodali del boss, prima del nipote (prediletto) Francesco Guttadauro e poi del commercialista Saro Allegra, cognato di Messina Denaro. Cattaneo aveva accesso ad un sito pienamente illegale “17 black”, una piattaforma registrata a Dubai e che compariva già negli articoli di Dafne Caruana Galizia.