English Version Translated by Ai
7 aprile 2026 - Aggiornato alle 18:18
×

progetti

Marsala, il porto torna terreno di scontro: tra 600 mila euro subito disponibili e i 50 milioni che la città aspetta da anni

Una torre faro abbattuta dal maltempo, un finanziamento d’emergenza già autorizzato e una vecchia promessa da decine di milioni che continua a dividere la politica

07 Aprile 2026, 12:26

12:30

Marsala, il porto torna terreno di scontro: tra 600 mila euro subito disponibili e i 50 milioni che la città aspetta da anni

Seguici su

Una torre faro è già crollata, altre devono essere messe in sicurezza e alcuni tratti della carreggiata interna all’area portuale risultano lesionati. È da questa fotografia concreta da cui partire per comprendere l’ennesimo scontro sul porto di Marsala: non da una conferenza stampa né da un post elettorale, ma da un’infrastruttura che continua a rivelare lo scarto tra ciò che serve subito e ciò che la città attende da decenni.

Da un lato c’è uno stanziamento regionale di 600.000 euro per interventi urgenti e mirati; dall’altro il grande tema politico: il progetto pubblico di messa in sicurezza e rilancio dello scalo, evocato nel tempo con cifre oscillanti tra 49, 50 e fino a 60 milioni di euro, senza essersi mai tradotto, finora, in un’opera compiuta.

Il nuovo fronte polemico si è aperto dopo l’intervento di Giulia Adamo, candidata sindaca, che ha annunciato la consegna di un progetto di manutenzione e ha rivendicato l’arrivo di 600 mila euro a beneficio del porto.

Nella sua ricostruzione c’è anche un messaggio politico ulteriore: il progetto pubblico, sostiene, non partirebbe da zero, poiché in passato esisteva già una progettazione regionale con una previsione di copertura nell’ordine dei 49-50 milioni. Un modo per dire ai marsalesi che le risorse erano state individuate e che la città ha perso tempo prezioso.

A contestare questa impostazione è Rino Passalacqua, che respinge la narrazione secondo cui l’opera pubblica avrebbe avuto una copertura finanziaria concreta e immediatamente spendibile.

Qui la vicenda si fa politicamente interessante, ma anche più delicata da ricostruire: a guardare atti e fonti disponibili, il punto non è solo se una cifra sia comparsa in una programmazione, bensì se quella somma si sia mai trasformata in un percorso amministrativo realmente cantierabile. E su questo, ancora oggi, restano ombre, ritardi e letture opposte.

Sul primo aspetto i documenti sono chiari. La Regione Siciliana, con disposizione, ha autorizzato lavori in somma urgenza nell’area portuale di Marsala per un importo complessivo di 600.000 euro. Gli interventi riguardano la sostituzione della torre faro caduta, la messa in sicurezza delle altre torri e il ripristino di alcuni tratti di viabilità interna danneggiati. Le motivazioni sono collegate agli eventi meteomarini eccezionali del gennaio 2026, nel quadro emergenziale successivo al ciclone “Harry”. Le somme gravano su fondi regionali e sugli stanziamenti della legge regionale n. 3 del 30 gennaio 2026.

Questo significa che Adamo, sul dato del finanziamento urgente, richiama un fatto reale. Ma significa anche altro, politicamente meno spendibile: quei 600 mila euro non finanziano la trasformazione strutturale dello scalo, non coprono dragaggi su larga scala, non realizzano nuove banchine né ridisegnano la viabilità portuale ed extra-portuale.

Si tratta di interventi necessari, persino indifferibili, ma di natura emergenziale e manutentiva. In altre parole: rispondono a un danno e a un rischio, non alla grande incompiuta del porto di Marsala.

È qui che, nel dibattito pubblico, nasce spesso l’equivoco. Il cittadino sente parlare di “porto”, di “progetto consegnato”, di “fondi arrivati”, e può legittimamente credere che la macchina dell’opera complessiva sia finalmente partita.

In realtà, allo stato degli atti, il cantiere vero del futuro approdo resta su un piano diverso: quello della progettazione, della ricerca di coperture solide e dell’incastro tra competenze regionali, comunali e tecniche.

Il nodo dei 49-50 milioni è il più controverso. Esistono fonti che richiamano un progetto esecutivo pubblico di messa in sicurezza del porto di Marsala collegato, negli anni passati, a una previsione finanziaria di circa 49,5 milioni nell’ambito del Patto per il Sud/Patto per la Sicilia. Questa versione è stata più volte rilanciata e trova riscontro in articoli e prese di posizione pubbliche. Tuttavia, un conto è l’inserimento di una cifra in un quadro programmatorio, un altro è la disponibilità effettiva di una copertura pienamente attivabile.

È su questa distinzione che si concentra la contestazione di Passalacqua. La documentazione più recente, infatti, descrive un porto ancora lontano dall’avere il finanziamento dell’opera principale.

Nel maggio 2023 la Regione ha annunciato l’aggiudicazione dei servizi di progettazione per la messa in sicurezza; nel novembre 2024, sia ANSA sia il Comune di Marsala hanno confermato la firma del contratto di progettazione per 1,2 milioni di euro, chiarendo però che i lavori restavano “ancora da finanziare”, con una previsione di spesa di circa 60 milioni.

In questo quadro, l’obiezione di Passalacqua acquista consistenza: se nel 2024 lo stesso fronte istituzionale e ANSA definivano l’opera “ancora da finanziare”, sostenere oggi l’esistenza di un vecchio finanziamento già disponibile e sostanzialmente perduto rischia di semplificare una vicenda molto più accidentata.

Non significa che il riferimento ai 49-50 milioni sia inventato; significa, più precisamente, che quella somma non si è mai consolidata in un investimento spendibile e immediatamente traducibile in cantieri.

La storia, del resto, è almeno ventennale, tra stop, rilanci e numeri cangianti. Nel 2019 il Comune di Marsala annunciò di avere presentato alla Regione uno studio di fattibilità per la messa in sicurezza del porto, con un investimento complessivo superiore a 59 milioni. Nel 2021, durante un incontro istituzionale con l’allora presidente della Regione, Nello Musumeci, Palazzo VII Aprile parlò di una disponibilità iniziale di 20 milioni per un primo stralcio, incentrato soprattutto sulla messa in sicurezza, il prolungamento e il completamento del molo di Levante, ricordando che per l’intero progetto erano stati ipotizzati inizialmente circa 55 milioni. Un passaggio che mostra come il dossier abbia cambiato forma e dimensioni nel tempo, fra lotti funzionali, progettazioni parziali e un costo complessivo salito fino a sfiorare i 60 milioni.

Nel 2023 la Regione ha aggiudicato la progettazione di fattibilità tecnico-economica a un raggruppamento con sede a Roma, per un importo netto contrattuale di 543 mila euro, con possibilità di ulteriori servizi di progettazione e direzione lavori per 1,5 milioni.

Nel 2024 il contratto di progettazione è stato formalizzato e l’operazione è stata salutata dal sindaco Massimo Grillo come il primo traguardo concreto verso un’opera attesa da decenni. Ma anche allora la distanza fra progettare e costruire è rimasta evidente: il salto decisivo, quello della copertura per i lavori, non era ancora stato compiuto.