Il caso
Uccise un ladro catanese e ferì alle spalle il complice: macellaio calabrese condannato per omicidio
La sentenza della Corte d'Assise di Reggio Calabria
Questa è una di quelle sentenze che farà discutere. La Corte d'Assise di Reggio Calabria ha condannato a 15 anni e 6 mesi il macellaio Francesco Putortì, accusato di aver ucciso il 28 maggio 2024 un ladro catanese e aver ferito il complice, anche lui etneo. Il collegio ha concesso all'imputato l'attenuante della "provocazione", in quanto il reato è stato commesso in uno stato d'ira, determinato da un fatto ingiusto altrui. La difesa, rappresentata dagli avvocati Giulia Dieni e Nicola Polimeni, aveva chiesto il riconoscimento della legittima difesa e in subordine l'eccesso colposo. Per i giudici calabresi è stato omicidio.
Due anni fa Putortì si accorse della presenza dei ladri all’interno della casa (a Rosario Valanidi, nella periferia sud di Reggio Calabria) e invece di chiamare le forze dell'ordine li affrontò con in mano un coltello. Uno lo uccise, l’altro rimase ferito. Nel capo d’imputazione i pm scrissero che Putortì «colpì con varie coltellate all’addome Alfio Stancampiano e alla schiena Giovanni Bruno». Stancampiano morì, invece Bruno riuscì a fuggire. Quest'ultimo fu ricoverato in prognosi riservata al Policlinico di Messina e fu sottoposto a un intervento chirurgico che gli salvò la vita. Quella notte dello scorso maggio gli altri due ladri, complici nel tentato furto, accompagnarono Stancampiano fino all’ospedale Morelli di Reggio Calabria e poi fuggirono verso i traghetti. Abbandonarono il catanese nei giardini del presidio sanitario dove fu trovato senza vita.
Putortì è stato condannato anche a risarcire le parti civili costituite: i familiari di Stancampiano, assistiti dall’avvocato Mirko La Martina. L’avvocato Salvatore Patanè ha assistito invece Bruno. Le motivazioni fra 90 giorni.