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il caso

Docufilm su Giulio Regeni escluso dai fondi: bufera politica sul MiC

Lo stop ai finanziamenti per “Tutto il male del mondo” divide politica e cultura, tra accuse di censura e crisi interna al Ministero della Cultura

07 Aprile 2026, 14:50

15:30

Docufilm su Giulio Regeni escluso dai fondi: bufera politica sul MiC

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L'esclusione dai finanziamenti pubblici del docufilm su Giulio Regeni, intitolato “Tutto il male del mondo”, ha scatenato una bufera politica e culturale che sta scuotendo le fondamenta del Ministero della Cultura (MiC). Il caso, esploso nell'aprile 2026, non riguarda solo il merito artistico della pellicola, ma si inserisce in un clima di forti tensioni istituzionali che ha già portato a una serie di dimissioni eccellenti ai vertici del settore cinema.

Il "No" del Ministero: Scelta Tecnica o Politica?

Il documentario, diretto da Simone Manetti e prodotto da Fandango (Domenico Procacci) e Ganesh di Mazzarotto, si è visto negare l'accesso ai 14 milioni di euro di contributi selettivi destinati alle opere di "interesse artistico e culturale".

Le motivazioni addotte dalla Commissione del MiC hanno sollevato indignazione: il progetto è stato giudicato privo di sufficiente "interesse culturale" e carente sotto il profilo dell'"identità nazionale italiana". Una tesi che stride con il percorso della pellicola, che ha già ottenuto il prestigioso Nastro della Legalità 2026 ed è stata accolta con favore in oltre settanta università italiane e al Parlamento Europeo.

Le reazioni dei produttori e dell'opposizione

Domenico Procacci ha denunciato apertamente quella che definisce una "scelta politica", sottolineando come, paradossalmente, siano stati finanziati documentari su temi decisamente più leggeri, come quelli dedicati a Gigi D'Alessio o alla storia del ristorante "Anema e Core" di Capri.

"Bocciare un progetto su Regeni non è una scelta di merito. La ricerca di verità e giustizia dovrebbe essere un valore condiviso, non una questione di parte", ha dichiarato il produttore.

Il terremoto al MiC: le dimissioni eccellenti

La polemica sul film di Regeni è considerata da molti osservatori come l'apice di una gestione ministeriale contestata, segnata da un vero e proprio "esodo" di figure chiave.

Negli ultimi mesi, il dicastero guidato da Alessandro Giuli è stato travolto da addii pesanti che hanno indebolito la struttura tecnica e decisionale:

La Commissione Cinema (Marzo 2025): Ben 7 membri su 12 della Commissione Esperti si sono dimessi in blocco, citando "deficit di trasparenza" e interferenze che avrebbero minato l'indipendenza delle valutazioni.

Nicola Borrelli (Luglio 2025): Lo storico Direttore Generale per il Cinema e l'Audiovisivo ha rassegnato le dimissioni dopo anni di servizio, un segnale interpretato come una rottura insanabile con la nuova linea politica del ministero.

Sergio Castellitto (Novembre 2024): L'attore e regista aveva già lasciato la presidenza della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia, denunciando un clima di eccessiva burocratizzazione e pressioni esterne.

Uno scontro che approda in Parlamento

Il caso è ora oggetto di tre diverse interrogazioni parlamentari presentate da Pd, +Europa e Alleanza Verdi e Sinistra. La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha chiesto al ministro Giuli di chiarire se l'esclusione del film sia un atto di censura verso un'opera che ricostruisce una delle pagine più dolorose e ancora aperte della nostra diplomazia.

Mentre il dibattito prosegue nelle aule istituzionali, il film “Tutto il male del mondo” continua il suo tour nelle sale e negli atenei, trasformandosi, suo malgrado, in un simbolo della lotta per la libertà di espressione e per la memoria civile del Paese.