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7 aprile 2026 - Aggiornato alle 18:18
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I verbali

Amico, il pentito siciliano del selfie con Giorgia Meloni: «Il consorzio mafioso può contare su infedeli interni alle Istituzioni»

Un passato nella politica, ma senza ruoli amministrativi. Coinvolto nel processo Hydra a gennaio è diventato un collaboratore di giustizia. Ecco cosa ha raccontato ai pm milanesi

07 Aprile 2026, 15:11

16:08

Chi è Gioacchino Amico, il nuovo pentito siciliano che sta facendo tremare la criminalità milanese: «Parlo perché vogliono uccidermi»

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È un siciliano l'uomo raffigurato in un selfie con Giorgia Meloni. Lo scatto, risalente al 2019 e pubblicato oggi da Il Fatto Quotidiano come anticipazione dell'inchiesta esclusiva di Report, ha portato nuovamente nella bufera la Premier e il partito di Fratelli d'Italia. Giacchino Amico è da poco diventato collaboratore di giustizia: un pentito di mafia. Anche se formalmente lo diventerà fra qualche mese. Amico, rappresentante del clan Senese, è uno degli imputati chiave del processo Hydra che ha scoperchiato le alleanze fra le mafie per fare affari in Lombardia. Un consorzio potentissimo e con una rete di conoscenze anche nelle Istituzioni che gli permetterebbe di avere anche informazioni segrete. Almeno questo è quello che trapela dalle 132 pagine dei verbali di Amico, nato a Canicattì nell'Agrigentino nel 1986. Di facciata, prima di entrare in carcere, era un commerciante di prodotti ortofrutticoli, ma nella sua esperienza ha vissuto in prima persona le dinamiche dei partiti sul territorio. E quella foto con Meloni ne è forse una delle prove più concrete. Forse l'ha data lui ai pm milanesi.

Dal 26 gennaio scorso riempie verbali su verbali. Ma sono stati omissati. Ai sostituti Procuratori Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, Amico ha rivendicato con orgoglio il suo trascorso politico. Il collaboratore ha dichiarato di essere stato il coordinatore cittadino di Canicattì per il movimento "Fare", la formazione politica fondata da Flavio Tosi dopo la rottura con la Lega. «Lo conosco bene», ha riferito Amico ai magistrati parlando dell'ex sindaco di Verona, pur precisando di non aver mai ricoperto cariche pubbliche istituzionali come assessore o consigliere.

C'è un passaggio davvero inquietante nelle dichiarazioni di Amico: ai magistrati ha detto chiaramente che il gruppo criminale di cui faceva parte è molto pericoloso, lo descrive come un'entità capace di inquinare ogni livello della società. «Questa gente è in grado di infiltrarsi ovunque, su tutto il tessuto sociale. Cioè infiltrarsi in politica...». L'organizzazione non si limiterebbe a gestire traffici illeciti, ma punterebbe direttamente al cuore delle istituzioni per «muovere i fili» e ottenere informazioni riservate. Potrebbero contare su complicità interne ad alcuni apparati dello Stato. All'unione delle tre organizzazioni criminali tradizionali (Cosa Nostra, 'ndrangheta e camorra) si aggiungerebbe, con il ruolo sempre più "spietato", la mafia albanese. Una struttura che Amico definisce in grado di condizionare il voto e l'amministrazione.

Altri tasselli dei rapporti fra il consorzio Hydra e la politica si possono ricostruire dall'informativa dell'inchiesta della Dda di Milano. Sono proprio i contatti politici a determinare la crescita imprenditoriale delle organizzazioni criminali di tipo mafioso che in questo modo, infiltrando l'apparato istituzionale, riescono ad inquinare il tessuto economico e sociale tramite il cosiddetto capitale sociale. Nell’atto del 2023 si citano i nomi di una quindicina di politici locali e nazionali, in alcuni casi ancora in carica, tutti del centrodestra. In «rapporti con Amico», si legge nell’informativa, ci sarebbero state Paola Frassinetti e Carmela, detta Ella, Bucalo, entrambe di Fratelli d'Italia e non indagate: la prima è deputata e sottosegretaria all'Istruzione e al Merito, la seconda invece è componente della commissione cultura del Senato e vice responsabile del Dipartimento Istruzione del partito guidato da Giorgia Meloni. Avrebbe avuto «rapporti» con Amico anche Monica Rizzi, ex assessore regionale e fondatrice del Grande Nord, Silvia Bottichio, candidata sindaco per il comune di Ossimo e nominata responsabile sempre del movimento Grande Nord in Valcamonica. E ancora, tra gli altri, Roberto Caon, ex deputato eletto nel Veneto, prima della Lega e poi di Forza Italia, che ha concluso il mandato nel 2023. Nessuno dei politici citati è stato però sfiorato dall'inchiesta.

Nell’informativa depositata tempo fa dai pm, sotto il coordinamento del procuratore di Milano Marcello Viola, vengono “asseriti” anche contatti tra Pietro Tatarella, ex consigliere regionale azzurro, e il presunto referente del clan Senese in Lombardia. Dallo stesso documento emergono inoltre le interlocuzioni di Paolo Errante Parrinoindicato come referente della mafia trapanese in Lombardia e punto di “raccordo tra il sistema mafioso lombardo e Matteo Messina Denaro” — con Giovanni Sparacia, fondatore e promotore di un club di Forza Italia a Gallarate (Varese), già assessore del Comune e candidato nell’ottobre 2021 nella lista “Forza Italia - Berlusconi Presidente”. Errante Parrino avrebbe avuto contatti anche con Cesare Francesco Nai, sindaco di Abbiategrasso (Milano) dal 2017, e con gli amministratori comunali Flavio Lovati e Francesco Chillico. Giancarlo Vestiti, altro luogotenente del clan Senese, avrebbe intrattenuto “rapporti” con l’avvocato Mario Silvio Claudio Marino, “collegato al gruppo parlamentare Fratelli d’Italia” e indicato come estraneo all’indagine, nonché con l’ex sindaco di Cologno Monzese, Angelo Rocchi, di area Lega. Tra gli altri nomi riportati nell’atto figura anche Giuseppe Cesare Donina, ex deputato leghista, non indagato.