Corte d’Appello
Investì e uccise l’amica della ex: condannato
Confermata la pena a 27 anni nei confronti di Nasca. Tre anni fa travolse con l’auto anche la moglie
Si chiude il secondo capitolo giudiziario di una delle pagine di cronaca più inquietanti degli ultimi anni. La Corte d’Assise d’Appello ha confermato la condanna a 27 anni nei confronti di Pietro Nasca, l’uomo che tre anni fa travolse con l’auto la moglie e l’amica nell’Ottava Strada della Zona Industriale. Mentre la compagna rimase ferita, Concetta De Bormida morì sul colpo. Nasca e l’allora moglie erano appena usciti da una clinica psichiatrica dopo una visita. La donna aveva chiesto a Concetta De Bormida di accompagnarla, poiché più volte il marito era stato violento nei suoi confronti. Un supporto che l’amica non le aveva mai negato — drammatiche, in tal senso, le testimonianze del figlio e di una conoscente della vittima che appresero la notizia quella mattina di giugno — e che le è costato la vita. L’imputato si mise al volante della sua Opel Meriva e investì in pieno le due amiche che stavano camminando ai margini della carreggiata. Poi fece marcia indietro e ripeté la folle manovra. Fu proprio lui a chiamare le forze dell’ordine e a confessare l’omicidio. Aspettò l’arrivo dei poliziotti in un bar: al banconista ordinò un "quattro bianchi" e raccontò quanto appena accaduto. Più volte, nelle dichiarazioni rese ai magistrati, ha sottolineato di non aver mai sopportato le interferenze della De Bormida nel suo matrimonio. Il divorzio dalla moglie è arrivato nel corso del processo di primo grado. La Corte d’Assise d’Appello ha estromesso dal ruolo di responsabile civile il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada. L’imputato, invece, dovrà pagare le spese sostenute dalle parti civili: l’ex moglie e i familiari di Concetta De Bormida (rappresentati dall’avvocato Emanuela Fragalà).
Nasca ha evitato la condanna all’ergastolo poiché la Corte d’Assise gli ha riconosciuto l’attenuante della seminfermità mentale. Il difensore, l’avvocato Fabio Presenti, ha già annunciato il ricorso per Cassazione: ritiene infatti che vi sia spazio per l’esclusione dell’aggravante dei motivi abbietti e futili. L’impugnazione potrà avvenire solo dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.
