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8 aprile 2026 - Aggiornato alle 09:41
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Il caso

L’Inps sbaglia i calcoli del Tfs: l'istituto condannato a versare la "differenza"

A una dipendente pubblica tagliati gli anni precedenti all’ingresso in ruolo. Accolta la tesi dell'avvocato Luigi Randazzo

08 Aprile 2026, 06:50

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L’Inps sbaglia i calcoli del Tfs: l'istituto condannato a versare la "differenza"

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Ogni tanto accade che una semplice cittadina riesca a vincere battaglie giudiziarie contro i palazzi della Pubblica Amministrazione. La storia viene da Paternò: la signora ha lavorato in un patronato scolastico dal 1979 ed è poi entrata di ruolo nel 1984 come impiegata di un ente pubblico. Quando è andata in pensione, però, il calcolo dell’Inps sull’indennità di fine rapporto non ha tenuto conto degli anni di lavoro precedenti al passaggio di ruolo. La donna ha deciso di rivolgersi all’avvocato Luigi Randazzo (supportato dalla collega Benedetta Saracena dello Studio Gierrelex) per poter ottenere la differenza.

Il Tribunale del Lavoro ha accolto la domanda e condannato l’Inps a corrispondere la differenza tra il TFS liquidato e quello che sarebbe dovuto spettare alla ricorrente, tenendo conto del servizio prestato prima della sua immissione in ruolo. Anche perché, nel periodo ante-ruolo, erano stati regolarmente versati all’ente previdenziale gli oneri contributivi. L’Istituto, nel procedimento, si era costituito chiedendo il rigetto del ricorso. A sostegno della tesi difensiva, l’avvocato Randazzo ha citato la sentenza n. 208/1986 della Corte Costituzionale, con la quale è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo l'art. 9, comma 4, del D.L. C.p.S. 4 aprile 1947, n. 207, nella parte «in cui dispone che l'indennità di fine rapporto per il personale non di ruolo, all'atto della cessazione del rapporto, non sia dovuta nel caso di passaggio a ruolo».

«Il pagamento dell’indennità di fine rapporto relativa al periodo di servizio antecedente all’ammissione in ruolo - commenta Randazzo - costituisce il riconoscimento di un diritto spettante al dipendente; una diversa interpretazione porterebbe a una situazione di evidente disparità di trattamento rispetto ad altri colleghi che, nelle medesime condizioni, hanno ottenuto il riconoscimento dell’intero periodo di lavoro»