La tentata estorsione al cantiere
Videochiamata dalle carceri e richiesta da 250 mila euro: giudizio immediato per tre imputati nel caso Cosedil
Avevano tentato di estorcere denaro via videochiamata dalle carceri al cantiere Fondo Fucile, la ditta ha denunciato tutto, facendo aprire l'indagine
La Procura di Messina, guidata dal procuratore Antonio D'Amato, ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato per i tre responsabili della tentata estorsione ai danni della ditta Cosedil di Gaetano Vecchio. La gip Alessandra Di Fresco ha accolto la richiesta ritenendo le prove raccolte del tutto evidenti e saltando così l'udienza preliminare per fissare l'inizio del processo al prossimo 10 giugno davanti alla terza sezione penale del tribunale.
Al centro della vicenda c'è la richiesta di 250 mila euro avanzata per il cantiere di Fondo Fucile, dove l'impresa dell'ex presidente siciliano di Confindustria sta realizzando alcune palazzine nell'ambito del progetto di risanamento delle baraccopoli messinesi. Gli imputati sono il trentanovenne Giuseppe Surace, il trentatreenne Salvatore Maiorana e il ventiquattrenne Giovanni Aspri, tutti accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Il caso ha suscitato particolare indignazione perché la minaccia è stata formulata attraverso una videochiamata partita direttamente dalle carceri Pagliarelli di Palermo e Petrusa di Agrigento. Mentre l'emissario Giovanni Aspri si trovava fisicamente sul cantiere, Surace e Maiorana partecipavano all'intimidazione dai loro luoghi di detenzione. Per questa ragione, ai due detenuti viene contestato anche l'uso illegale di telefoni cellulari all'interno delle strutture circondariali. L'intera vicenda è diventata un simbolo di resistenza alla criminalità grazie alla scelta coraggiosa della ditta di denunciare subito il ricatto, innescando una vasta ondata di solidarietà in tutta Italia.il