English Version Translated by Ai
8 aprile 2026 - Aggiornato alle 15:31
×

Opinioni a confronto, perché No alla grande opera

l'ingegnere De Miranda: «Ecco i cinque fattori che rendono rischioso il Ponte sullo Stretto»

Lo studio: ponte a luce unica oltre l’esperienza ingegneristica per eccessiva deformabilità, vibrazioni, prove sperimentali mancanti e fondazioni su faglia attiva

08 Aprile 2026, 14:10

14:20

l'ingegnere De Miranda: «Ecco i cinque fattori che rendono rischioso il Ponte sullo Stretto»

Seguici su

Professor Mario de Miranda, in un articolo scritto assieme ai professori Federico Mazzolani dell’Università Federico II di Napoli e Santi Rizzo dell’Università di Palermo, pubblicato nella rivista Costruzioni Metalliche, sostenete che il progetto del Ponte a luce unica presenta diverse criticità rilevanti.

«La prima è legata alla scala o, più precisamente, al fuori scala del progetto. Il Ponte presenta caratteristiche e dimensioni che lo pongono oltre i limiti dell’attuale esperienza ingegneristica. L’ipotizzata luce unica di 3.300 metri risulterebbe oltre il doppio della già grande luce di 1.624 metri dello Storebaelt, il maggior ponte sospeso finora realizzato in Europa continentale».

Perché dite che l’eccessiva deformabilità ne minerebbe la completa e sicura funzionalità?

«Per fare fronte all’azione del vento il Ponte presenta un impalcato estremamente snello. Questa snellezza è più del doppio di quella dei ponti finora costruiti: lo spessore dell’impalcato è di 2,60 metri, poco più dell’altezza delle porte di casa, che su una luce di 3.300 metri ne fanno una sorta di nastro. Si prevedono per il solo passaggio di treni abbassamenti di 10,50 metri, tre piani di una casa, su una lunghezza deformata di 1.600 metri, con una deformazione specifica di 1/150 della lunghezza deformata, quando per i ponti ferroviari viene prescritta in tutto il mondo una massima deformazione non superiore a 1/600. L’enorme divario tra il limite classico verificato dall’esperienza e il valore qui previsto, comportano seri rischi per la sicura percorribilità stradale e ferroviaria e costituiscono un’evidente preoccupazione».

Il terzo rischio lo individuate nelle vibrazioni.

«L’elevata snellezza dell’impalcato fa sì che tutta la rigidezza e lo smorzamento siano affidati alle funi. Purtroppo le funi hanno già uno smorzamento strutturale molto basso che si riduce ulteriormente per carichi antisimmetrici, in quanto in questa condizione reagiscono per variazione di forma più che per deformazione del materiale. La differenza è, quindi, molto grande e porta a prevedere nella realtà vibrazioni ben maggiori, dell’ordine di circa due volte quelle attualmente calcolate».

Sostenete, inoltre, che non ci sono sufficienti prove sperimentali che garantiscano la sicurezza della struttura.

«Dai documenti di progetto risulta che varie prove sperimentali fondamentali che dovrebbero garantire preventivamente la sicurezza di elementi strutturali portanti principali non sono ancora state effettuate. In particolare, i cavi principali sono stati dimensionati solo preliminarmente, in assenza delle prove a fatica atte a verificare la resistenza di fili e trefoli nelle zone molto sollecitate delle selle. Queste prove risultano, peraltro, prefigurate come necessarie nei documenti ufficiali per potere passare dal progetto definitivo a quello esecutivo. Inoltre, i cavi d’ormeggio sono stati analizzati dal punto di vista aerodinamico in galleria del vento trovandoli instabili per “gallopping”, un pericoloso fenomeno aeroelastico di vibrazioni trasversali autoindotte. Anche le torri, alte ben 400 metri, sono state trovate aerodinamicamente instabili».

Il quinto rischio è connesso alla elevata pericolosità sismica del sito ed all’attuale posizionamento delle fondazioni su faglie sismiche.

«Esistono due documenti importanti che incontestabilmente dimostrano come il pilone principale del Ponte lato Calabria sia ubicato in corrispondenza della faglia Cannitello che è attiva».

Osservate che queste criticità non avrebbero ancora trovato una loro compiuta soluzione nel progetto definitivo del 2011, rimasto inalterato fino a novembre 2024. Definite l’operazione un «azzardo». Perché?

«Com’è noto a tutti gli ingegneri, ma non solo ad essi, le opere di fondazione devono essere ubicate, per evidenti motivi di sicurezza oltre che di buon senso, il più lontano possibile da discontinuità geologiche quali sono, in particolare, le faglie. Questo cogente criterio progettuale generale, ben chiaro e inderogabile, è peraltro formalizzato dalle Linee guida della Protezione civile del 2015, che vietano espressamente la costruzione di nuove edificazioni in prossimità di faglie attive e capaci».