isola delle femmine
Piazze per le vittime di mafia, il Comune non cambia i nomi
Resta inalterata la segnaletica e la toponomastica nei documenti ufficiali nonostante le modifiche: il caso portato all'Ars da Ismaele La Vardera
Due posti, due nomi diversi, uno ufficiale e l’altro “storico”. Il caso arriva da Isola delle Femmine e il deputato di Controcorrente Ismaele La Vardera lo ha portato all’Ars con un’interrogazione parlamentare. Si tratta di due piazze intitolate solo sulla carta a due vittime innocenti di mafia, Vincenzo Enea e Nicolò Piombino, con una delibera del 2015 mai rispettata.
I due luoghi continuano infatti a essere chiamati con il loro vecchio nome, ossia “Piano Levante” e “Piano Ponente”: la segnaletica non è mai stata modificata, così come i documenti ufficiali del comune.
«La denominazione di spazi pubblici – denuncia La Vardera - rappresenta un elemento fondamentale di memoria collettiva e riconoscimento civico, soprattutto quando legata a figure simboliche e valori di legalità». Il sindaco di Isola delle Femmine Orazio Nevoloso secondo il racconto di La Vardera avrebbe spiegato che «la scelta di utilizzare i vecchi nomi sia connessa a esigenze di gestione del piano di Protezione civile». La Sicilia ha provato a raggiungere il sindaco per una replica.
Sulla questione è intervenuta Elisa Enea, figlia di Vincenzo, imprenditore edile assassinato da Cosa Nostra nel 1982. «Non è una questione di opinioni o di gesti simbolici superficiali: la memoria – spiega - si manifesta nei documenti ufficiali, nei cartelli, nelle locandine, in tutto ciò che rende pubblica la sua esistenza e il suo sacrificio».
Dal 2015 combatte per far rispettare la memoria del padre e ha provveduto anche a diffidare il Comune. «Mi è stato detto dal sindaco che le piazze possono essere chiamate con entrambi i nomi ma è opportuno mantenere le denominazioni storiche perché più facilmente riconoscibili dai cittadini».
Poi conclude: «È inutile nascondersi dietro il gruppo: questo tipo di conformismo è una forma di omertà, e alla lunga assomiglia a quella mentalità mafiosa che schiaccia la giustizia».