viale regione siciliana
Violazioni e canoni non pagati , “sfratto” dal bene confiscato
La società ha due settimane per lasciare i locali e pagare i canoni arretrati, nel frattempo il Comune procederà all'incasso della polizza fidejussoria
Canoni mai pagati e inadempienze contrattuali: il Comune "sfratta" la società che ha rilevato i negozi Cammarata. La determina con cui l'area del Patrimonio ha revocato alla Mg Consulting la concessione di un immobile confiscato alla mafia è di due giorni fa. I locali in questione sono quelli di viale Regione siciliana, poco prima dello svincolo di via Belgio. Nel provvedimento del capo area, Luigi Galatioto, vengono elencate le cause di decadenza, prima fra tutte il mancato pagamento di canoni per oltre 57 mila euro.
La società era subentrata alla vecchia proprietà, originariamente assegnataria del bene confiscato e passato dall'Agenzia al Comune. Subentro che, senza il nullaosta dell'amministrazione, non era possibile. Per questo Palazzo delle Aquile era già intervenuto l'anno scorso, revocando la vecchia concessione e, a luglio, era stata stipulata la nuova. Da allora però al Comune non risultano pagamenti che, secondo l'atto di concessione, dovrebbero essere effettuati entro il 5 di ogni mese. Il Patrimonio contesta anche il fatto che i locali al momento non sono più utilizzati e che la società non abbia mai affisso le targhe indicanti le diciture obbligatorie, "Bene confiscato alla mafia, del patrimonio del Comune di Palermo" e quella con la denominazione del concessionario.
L'avvio del procedimento di decadenza è stato comunicato alla società a metà febbraio ma agli uffici non è arrivato alcun riscontro. E a questo punto la decadenza è diventata operativa: la società ha due settimane per lasciare i locali e pagare i canoni arretrati, nel frattempo il Comune procederà all'incasso della polizza fidejussoria.
Alla società restano 60 giorni di tempo per fare ricorso al Tar. Già mesi fa il tribunale amministrativo aveva dato ragione all'impresa rispetto ad un altro provvedimento con cui l'amministrazione intimava la chiusura delle attività.