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9 aprile 2026 - Aggiornato alle 07:00
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La sentenza a Catania

Bimbo morì tre ore dopo le dimissioni: una pediatra condannata a due anni

Il piccolo di due anni deceduto per un'occlusione intestinale non diagnosticata al pronto soccorso. Il legale del papà: «Il dolore non si cancella». La difesa pronta a impugnare

08 Aprile 2026, 23:47

23:50

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È morto tra le braccia della mamma. Giordano aveva appena due anni: un’occlusione intestinale gli ha fermato il cuoricino.

In una tragica notte di cinque anni fa, i genitori sono partiti da Valverde verso il pronto soccorso dell’ospedale Garibaldi di Catania. Il piccolo vomitava da ventiquattro ore.

La pediatra di guardia, dopo averlo visitato, lo ha dimesso; ma tre ore dopo è avvenuta la tragedia.

Papà e mamma hanno voluto vederci chiaro e hanno sporto denuncia. La Procura di Catania ha quindi nominato un pool di consulenti.

«Il comportamento dei sanitari appare censurabile per avere omesso di diagnosticare una condizione di occlusione intestinale che poteva essere sospettata eseguendo sia un’anamnesi compiuta, sia un esame obiettivo», hanno scritto i periti nella relazione.

Inoltre, secondo gli esperti, «alla luce di una pregressa operazione chirurgica addominale (a cui il piccolo era stato sottoposto nei primi mesi di vita)», il sintomo del vomito avrebbe dovuto assumere un peso diverso.

Per i consulenti, il ricovero urgente e un intervento chirurgico avrebbero, con elevate probabilità scientifiche, salvato la vita a Giordano.

La pediatra Lara Buscema è stata rinviata a giudizio e ieri, dopo tre anni di dibattimento, è stata condannata a 2 anni e 3 mesi per omicidio colposo dalla giudice Chiara Catalano.

Il Tribunale l’ha invece assolta dall’ipotesi di falso. L’imputata dovrà risarcire il padre, costituitosi parte civile con l’avvocato Mario Di Giorgio.

«La positiva conclusione processuale della vicenda non lenisce certo il dolore dei genitori e dei familiari per la tragedia vissuta. Può, tuttavia, servire loro come punto d’inizio per tornare a guardare alla vita. Ed è quello che non possiamo che augurarci», commenta il penalista.

Annuncia ricorso il difensore della pediatra, l’avvocato Salvatore Cannata: «È stato un processo difficile, caratterizzato da opposte valutazioni tra i consulenti del pm e quelli della difesa; questi ultimi hanno confermato la correttezza dell’operato del medico. Sono fermamente convinto - argomenta il legale - che nel dibattimento non sia stata raggiunta la prova della responsabilità della mia assistita. Rispettiamo comunque la decisione del giudice e restiamo in attesa delle motivazioni per proporre l’impugnazione in appello».