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8 aprile 2026 - Aggiornato alle 23:07
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Il retroscena

Quella latitanza del giovane boss dei Santapaola “supportata” dalla ’Ndrangheta

Nelle carte del blitz calabrese i rapporti strettissimi fra Tony Trentuno, genero del boss Lorenzo Saitta, e i mafiosi vibonesi

08 Aprile 2026, 23:10

Quella latitanza del giovane boss dei Santapaola  “supportata” dalla ’Ndrangheta

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Rapporti stretti (anzi, strettissimi) fra la 'Ndrangheta e il clan Santapaola-Ercolano. Nelle carte dell'operazione "Jerakarini" della polizia calabrese, scattata ieri mattina in cinque regioni italiane, sono svelati particolari finora inediti della latitanza del giovane rampollo della famiglia Santapaola-Ercolano, Tony Trentuno. Il genero del boss di Cosa Nostra ed ergastolano Lorenzo Saitta, meglio conosciuto come Salvuccio "u scheletro", era sfuggito nel 2021 all'operazione antidroga "Quadrilatero". Era così forte la fiducia che Trentuno riponeva negli Emanuele (personaggi al centro dell'inchiesta della polizia catanzarese) che «si affidava - annota il gip calabrese - a loro per alcuni spostamenti».

Prima di andare avanti va fatta una premessa. Fra gli indagati colpiti dall'ordinanza di ieri c'è anche un catanese, Santo Livoti detto "u vampiru", che dopo l'arresto di qualche anno fa nella retata "Sottosopra" ha deciso di diventare collaboratore di giustizia. Livoti era con Trentuno quando, il 25 febbraio 2022, quest'ultimo è stato catturato in Calabria. Gli investigatori calabresi, infatti, incrociando i dati delle celle telefoniche degli indagati, hanno monitorato e ricostruito i viaggi organizzati per gestire il trasferimento di Trentuno.

Il latitante era partito da Atene e stava raggiungendo il porto di Bari. Già dalla notte i poliziotti hanno cominciato a visionare le immagini delle telecamere installate in autostrada, accorgendosi del passaggio di una Jeep Renegade di colore bianco seguita da una Lancia Y. Ed era proprio in quest'ultima che viaggiava il giovane rampollo di San Cocimo. Il quartiere, lo ricordiamo, è storicamente il fortino mafioso dell'uomo d'onore Maurizio Zuccaro, zio (seppur acquisito) di Lorenzo Saitta.

Ma torniamo a quel 25 febbraio 2022, quando in Calabria è stato predisposto un posto di blocco in autostrada: «Alle ore 13:23 - riassume il gip - una pattuglia della polizia stradale riusciva a fermare la Lancia Y di colore bianco, accertando la presenza a bordo di due passeggeri». Uno dei due era Trentuno che, però, ha esibito un documento risultato poi falso. I poliziotti hanno inserito il nome del catanese nel database, scoprendo che era destinatario di un' ordinanza di custodia cautelare. Il giovane boss è stato quindi perquisito. Gli investigatori hanno rinvenuto diversi telefoni cellulari, schede SIM e un biglietto per il traghetto intestato al prestanome che gli aveva fornito l'identità, con partenza da Atene (Grecia) il 24 febbraio 2022 alle ore 23:59 e arrivo a Bari l'indomani alle ore 9.

Per il gip calabrese non ci sono dubbi sul ruolo degli indagati nel supporto a Trentuno. I calabresi «avevano intrapreso il viaggio alla volta di Bari al fine di prelevare e trasportare il latitante della famiglia di Cosa Nostra Santapaola-Ercolano, favorendone l'irreperibilità. Evidente, infine, appare la finalità della condotta, che è chiaramente quella di fornire un apporto alla consorteria mafiosa siciliana, garantendo protezione a un suo membro e rafforzando così l' alleanza - scrive ancora il giudice - tra i due gruppi criminali».

Altri tasselli, sia sulla latitanza di Trentuno che sui rapporti fra Cosa Nostra e 'Ndrangheta, potrebbero arrivare dalle dichiarazioni del "Vampiro" Livoti che nelle prossime ore, come gli altri indagati dell'operazione, dovrà affrontare l'interrogatorio di garanzia davanti al gip. Si prevedono colpi di scena.