Il caso
Rain garden al Tondo Gioeni, D'Urso torna all'attacco: «Bloccate subito i lavori»
L'ex capo della Protezione civile siciliana e direttore generale del Comune di Catania pubblica una "lettera aperta" per denunciare, di nuovo, i pericoli dell'opera. E c'entra il "canale di gronda"
«I lavori del rain garden del Tondo Gioeni vanno bloccati subito!». L'ingegnere Salvatore (Tuccio) D'Urso, già capo per la Protezione civile regionale e direttore generale del Comune di Catania, torna a denunciare quello che, secondo il suo parere ma anche «di docenti di Idraulica che ho consultato» è un pericolo.
Il progetto in corso di realizzazione - e che dovrebbe concludersi a fine maggio - per la realizzazione al Tondo Gioeni, con Fondi europei, è un primo esperimento in città di "rain garden", una infrastruttura che dovrebbe consentire il drenaggio dell'acqua piovana in modo sicuro, accumulandola in una sorta di grande "vasca" naturale, come spiegato dal progettista, Giuseppe Cirelli, professore ordinario di Idronomia Ambientale all’Università di Catania. L'acqua poi andrebbe pian piano a confluire nel sottosuolo «filtrata dalle piante che installeremo e dalla roccia vulcanica, perfettamente adatta», aveva spiegato a questo giornale Cirelli. Che, continuamente presente al cantiere, aveva anche specificato che nel sottosuolo non erano stati trovati strati sabbiosi, ma solo roccia.
La città di Catania, come ricordato peraltro da Cirelli, è per il 70 per cento del suo territorio non dotata di impianto di fognature «l'unica zona completamente coperta è Librino», aveva ricordato. Questo significa che, pur in assenza di soluzioni come il "rain garden" già oggi la quasi totalità dell'acqua piovana (e non solo, anche quella sanitaria e le "acque nere" dei servizi igienici, chiaramente non adeguatamente trattata) viene scaricata nel sottosuolo della città. Ma, secondo D'Urso, concentrare queste quantità d'acqua in un solo punto avrebbe effetti deleteri. Anzi: pericolosi.
La polemica era entrata nel vivo a marzo, ma oggi D'Urso torna sul tema pubblicando una «lettera aperta a Procuratore della Repubblica, al sindaco di Catania, al capo della Protezione civile regionale, al capo del Genio civile di Catania, al magnifico rettore dell’Università di Catania». Perché, come spiega, «quest'opera potrebbe riproporre quanto accaduto alla circonvallazione anni fa durante i lavori per la stazione Nesima». In quell'occasione si creò una voragine che inghiottì letteralmente dei mezzi di lavoro. E, con l'accumulo di acque, secondo D'Urso (supportato, come sottolinea, dal parere di accademici) questo accumulo potrebbe riproporre l'episodio.

«I lavori - scrive nella lettera - vanno bloccati subito per tre motivi fondamentali: il primo: non sono adatti a piogge molto intense che sempre con maggiore frequenza caratterizzano la nostra città ma a regimi di pioggia uniformi, tipici del Nord Europa. Si arriverebbe all’assurdo di formare un lago che inevitabilmente potrebbe tracimare su via Enea. Secondo: sotto questo intervento passa uno dei principali canali di gronda della città le cui dimensioni vedete nella foto che vede me, Umberto Scapagnini e Santo Castiglione in ispezione nel 2004». Scapagnini 22 anni fa era il sindaco di Catania, mentre Castiglione presidente dell'Autorità portuale.
Terzo motivo di contestazione è appunto l'episodio già citato della metropolitana: «Come è già successo la continua confluenza di acqua nel sottosuolo potrebbe creare un vuoto sotto la carreggiata a valle del Tondo Gioeni, minacciando un flusso di traffico da 40/50 mila autovetture al giorno. Da qui il mio appello affinché le Autorità in indirizzo possano fermare subito questo progetto a mio parere assolutamente sbagliato».

