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9 aprile 2026 - Aggiornato alle 13:05
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Degrado urbano

Siracusa e Parco Robinson: da polmone verde a campo minato

L'area di Bosco Minniti ridotta a incuria: giochi e panchine vandalizzati, rifiuti, spaccio e assenza di sicurezza mettono a rischio bambini e anziani

09 Aprile 2026, 12:23

12:30

Siracusa e Parco Robinson: da polmone verde a campo minato

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«È uno schifo intergalattico». Irina, bambina straniera che passeggia al Parco Robinson aggrappata alla mano della mamma, la definisce così quell'area sporca e pericolosa nel cuore di Bosco Minniti. «Una volta - racconta la madre - si era messa a correre nel prato, ed è finita dentro un pozzetto luce scoperchiato. Ce ne sono decine nascosti nell'erba alta». Il parco è «una trappola per bambini e anziani» s'infuria Anna, 68 anni, «noi vecchi inciampiamo nelle buche e nelle basole che mancano, loro sbattono nei coperchi dei tombini».

Quello che doveva essere - nelle intenzioni del Comune, che ne è proprietario - un polmone verde per la riqualificazione del quartiere, è ridotto ad un campo minato di pericoli e indecenza, con le panchine divelte, rovesciate, spaccate, l'immondizia accumulata ovunque, l'angolo giochi bruciato, vandalizzato, patetico nelle sue altalene monche, nella copertura del pavimento carbonizzata, negli spuntoni dei giochi rubati che puntano verso l'alto, potenzialmente mortali.

L'area adibita - un tempo - a palestra all'aperto è ormai ridotta ad una fossa dei leoni, sporca, la pavimentazione inesistente, gli attrezzi rovinati e scrostati, i muretti sgretolati.

Daniel è un ragazzo del Ghana, si allena comunque: «Ho visto ragazzini spaccare le cose, li ho invitati a smettere, mi hanno urlato che io qui a Siracusa non dovrei nemmeno starci, e uno mi ha minacciato. Questo posto, se curato, sarebbe bellissimo». Poco distante l'ex tensostruttura vandalizzata e inutilizzabile.

Dei bagni nemmeno a parlarne: un tempo, dopo che qualcuno aveva appiccato le fiamme per distruggere tutto, erano stati murati, inaccessibili, con le pareti esterne ravvivate da murales. Qualcuno ha aperto i varchi, dentro è un bailamme di macerie, bottiglie, preservativi, siringhe. In una delle ritirate, il cronista si è imbattuto in un ragazzo strafatto di crack, seduto tra le deiezioni altrui, incapace di parlare.

Gli ingressi del parco sono la ridicola memoria di quando esistevano i cancelli, sono in parte distrutti. Manca la guardiania. «Ogni tanto passa un vigile urbano - racconta Marika - ma ogni 100 anni. Ci fosse uno scippo, ed è capitato, nessuno interverrebbe. A qualunque ora del giorno e della notte chiunque può entrare e farsi i fatti suoi».

Uno gruppo di signore ha eletto una rotonda a palestra a cielo aperto, fanno ginnastica, «certo l'erba potrebbero tagliarla», si occupano di ripulire il possibile, in passato con le loro pressioni hanno ottenuto, rivelano, che una parte del parco venisse illuminata.

Gli ingressi del parco Robinson sono patetici: quello che dà su piazza Sgarlata offre lo spettacolo degradante di una montagna di stracci e spazzatura, di panchine rotte, di erba incolta. Dall'altra parte ci si imbatte in due discariche abusive, proprio sotto lo sguardo inutile di una telecamera di sicurezza appesa ad un palo ma il cui occhio punta da tutt'altra parte. Un cartello invita a rispettare il parco, coperto di scarabocchi.

Una signora si muove tra l'erba, ha con sé un grosso sacco e raccoglie carta, bottiglie, rifiuti: «Questo posto è la casa di tutti, anche mia, e così pulisco quel che posso». Luigi è un residente, ha vissuto in alta Italia e da qualche anno è tornato. «Chi me l'ha fatto fare? I siracusani non amano la loro città».