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Il lutto

Addio a Marcello Miranda: scompare a 67 anni lo storico "Rocco Cane" di Cinico Tv

L'attore palermitano è stato uno dei volti simbolo del cinema di Ciprì e Maresco. Il ricordo commosso di Franco Maresco: "Per me è stato il memento mori più feroce ed esilarante della nostra televisione".

09 Aprile 2026, 14:34

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Addio a Marcello Miranda: scompare a 67 anni lo storico "Rocco Cane" di Cinico Tv

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È morto a Palermo all'età di 67 anni Marcello Miranda, volto indimenticabile e icona del cinema di Daniele Ciprì e Franco Maresco. Divenuto celebre per aver interpretato tutti gli episodi di "Cinico Tv" dal 1989 fino alla fine degli anni Novanta, Miranda è entrato nell'immaginario collettivo rendendo famoso il personaggio di Rocco Cane. La sua carriera lo ha visto tra i protagonisti di pellicole cult come "Lo zio di Brooklyn" e "Totò che visse due volte", dove ha vestito i panni del memorabile personaggio di Paletta, apparendo anche nella prima versione incompiuta e tutt'oggi inedita de "Il ritorno di Cagliostro". Le sue ultime collaborazioni con Ciprì e Maresco risalgono alle serie televisive "I migliori nani della nostra vita" e "Ai confini della pietà", entrambe trasmesse su La7 tra il 2006 e il 2007.

Franco Maresco, profondamente colpito dall'improvvisa scomparsa dell'attore, lo ha ricordato sottolineando come, insieme a Francesco Tirone, Miranda fu di fatto il primissimo volto di "Cinico Tv". "Sia lui che Tirone - ha raccontato Maresco - li conoscevo da ragazzo, li presentai io a Daniele. Io e Marcello siamo cresciuti negli stessi quartieri popolari di Palermo: piazza Lolli, corso Olivuzza, Boscogrande". Il regista ha evidenziato quanto la maschera di Miranda fosse radicata nel pubblico, raccontando un aneddoto emblematico: "Ieri sera un tale mi ha chiesto 'ma davvero è morto Rocco Cane?'. Non mi ha chiesto se fosse morto Marcello Miranda. Per lui, come per tanti della sua generazione, Marcello era l'uomo in mutande perennemente assatanato, la parodia sottoproletaria del Rocco Siffredi degli anni Ottanta, ma anche di un'Italia già avviata alla sua fine, all'orrore di oggi. La sua morte è per me un colpo veramente duro".

Riflettendo sul valore artistico e simbolico dell'amico e collaboratore, Maresco ha infine concluso: "Una volta un critico ha scritto che Marcello era per me e Daniele come il salame di Jacovitti, il nostro autografo in mutande. Per me, invece, è stato soprattutto il memento mori più feroce e esilarante che la televisione italiana abbia mai mostrato al suo pubblico, anche se pochi lo capirono veramente. Il conto alla rovescia per questo paese era già cominciato da tempo".