SANITÀ
Più di 700 giorni per una colonscopia a Lentini, 500 per una visita radiologica a Caltagirone: in Sicilia le liste d'attesa restano un'odissea senza fine
Una mappa del disagio che copre, senza eccezioni significative, tutte le Asp delle province dell'Isola
Settecentoventisei giorni. Poco meno di due anni. È quanto bisogna aspettare, oggi, per prenotare una colonscopia all'ospedale di Lentini, in provincia di Siracusa. Stessa città, destino analogo per chi ha bisogno di una mammografia monolaterale all'ex Inam: 650 giorni di attesa. I dati sono pubblici, consultabili sul portale regionale «Costruire Salute», e fotografano con spietata precisione il tallone d'Achille della sanità siciliana: le liste d'attesa, cronico nodo irrisolto che resiste a piani, annunci e stanziamenti.
Non si tratta di casi isolati. Restando nel Siracusano, all'ospedale Umberto I i tempi per una colonscopia arrivano a 424 giorni, mentre al Muscatello di Augusta si sale fino a 648. Nel Catanese le cose non vanno meglio: 495 giorni per una visita radiologica all'ospedale Gravina di Caltagirone, oltre 470 per le colonscopie al Santissimo Salvatore di Paternò, 423 ad Acireale al Santa Marta e Santa Venera. Nel Trapanese si registrano attese fino a 230 giorni per un' ecografia completa dell'addome e 300 giorni per esami cardiovascolari al poliambulatorio di Alcamo. Ad Agrigento, al San Giovanni di Dio, si superano i 200 giorni per un' angio Tc dell'aorta toracica. Anche il capoluogo non è immune: a Palermo, negli ospedali Villa Sofia Cervello, per colonscopie e mammografie si superano i 180 giorni di attesa.
Una mappa del disagio che copre, senza eccezioni significative, tutte le Asp delle province siciliane. Con l'aggravante che il quadro reale potrebbe essere ancora più grave: non tutte le Asp hanno i dati aggiornati al 2026 su «Costruire Salute», e in alcuni casi l'accesso alle informazioni richiede l'inserimento dello Spid, una barriera che scoraggia i cittadini meno avvezzi alla burocrazia digitale.
Eppure la Regione non è rimasta ferma, almeno sulla carta. Il governo Schifani ha moltiplicato gli stanziamenti nel tempo: il primo Piano operativo per l'abbattimento delle liste d'attesa, approvato dalla giunta nel luglio 2023, metteva sul piatto 48,5 milioni di euro, con il coinvolgimento del privato convenzionato. Poi gli interventi si sono succeduti: a fine 2025, con decreto dell'assessorato regionale alla Salute firmato il 23 dicembre e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 gennaio 2026, la Regione ha stanziato 40 milioni di euro per le prestazioni aggiuntive erogate nel 2025 nell'ambito del recupero delle liste d'attesa. Risorse destinate a pagare medici e personale sanitario disposti a lavorare fuori orario, con un compenso di 100 euro lordi all'ora per i dirigenti medici e 50 per il personale tecnico. La Regione ha stanziato complessivamente 66 milioni di euro, di cui 60 destinati esclusivamente alle prestazioni aggiuntive: 40 milioni per il 2025, 10 per il 2026 e altri 10 per il 2027.
Sul fronte della governance, la giunta ha deciso che i nuovi direttori generali delle aziende sanitarie dovranno sottoporsi a monitoraggio trimestrale e verifica annuale sugli obiettivi di abbattimento delle liste d'attesa, con la revoca dell'incarico in caso di inadempienza già dopo il primo anno di contratto. Una misura che suona come un ultimatum, ma che arriva dopo anni di promesse non mantenute. Schifani, nel gennaio 2024, aveva annunciato in pompa magna che le liste d'attesa erano state praticamente azzerate, salvo smentirsi poco dopo.
Il nodo vero, quello che nessuna cifra da sola riesce a sciogliere, è strutturale. I Centri Unici di Prenotazione sono disomogenei, le aziende sanitarie non comunicano tra loro e manca un sistema informativo unitario. La Regione Siciliana non brilla per trasparenza sui dati relativi ai tempi d'attesa. Le stime ufficiose parlano di oltre 200mila prestazioni sanitarie in sospeso, dato considerato per difetto. Non a caso, la Sicilia è tra le 13 Regioni segnalate da Agenas per criticità persistenti, finite nel mirino del nuovo Dpcm sui poteri sostitutivi del Ministero della Salute.
Intanto, i siciliani aspettano. Chi può, paga di tasca propria. Chi non può, rimanda. E qualcuno, come racconta la cronaca di questi mesi, smette di sperare del tutto.