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10 aprile 2026 - Aggiornato alle 20:42
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occupazione

Dipendenti ex Gicap, da lunedì via alle procedure di licenziamento

Niente Cassa integrazione straordinaria, il ministero del Lavoro ha inviato la lettera alla Prefettura lo scorso 20 marzo, una doccia fredda per circa 180 famiglie di tutta la provincia

10 Aprile 2026, 18:20

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Dipendenti ex Gicap, da lunedì via alle procedure di licenziamento

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Una decisione arrivata in silenzio e resa nota ai lavoratori solo nelle ultime ore, ma con effetti immediati e pesantissimi: niente cassa integrazione straordinaria per i dipendenti della ex Gicap. Una vera e propria doccia fredda per circa 180 famiglie della provincia di Messina. La lettera del Ministero del Lavoro, inviata alla Prefettura, risale al 20 marzo scorso. Alla luce di questa decisione, da lunedì scatteranno le procedure di licenziamento e, per i lavoratori, non resterà altra alternativa se non la Naspi, il sussidio di disoccupazione.

Nella nota del dicastero emerge il punto cruciale che ha portato al diniego del riconoscimento degli ammortizzatori sociali, dopo le verifiche condotte con l'Inps: la cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività era già stata autorizzata nel 2019 e, dunque - scrive il Ministero - non può essere nuovamente riconosciuta ai lavoratori rientrati. La misura ha esaurito sia la sua efficacia temporale, limitata a un massimo di 12 mesi, sia quella funzionale, avendo già raggiunto gli obiettivi previsti dalla normativa.

Tuttavia - fanno notare le organizzazioni sindacali che da mesi seguono la vertenza - i lavoratori hanno usufruito solo in parte di quel provvedimento e per pochi mesi, prima di essere reimpiegati tramite la procedura di fitto del ramo d’azienda dal gruppo Ergon nei punti vendita che lo scorso 31 dicembre hanno chiuso i battenti. «In altre circostanze analoghe alla vertenza degli ex Gicap - sottolinea Giuseppe Ragno, segretario della Filcams Cgil - gli ammortizzatori sociali sono stati riconosciuti. Evidenziamo la forte distanza tra il Governo e il nostro territorio». Per il sindacato la battaglia è tutt’altro che chiusa, anche se la situazione resta drammatica. Dalla prossima settimana si valuteranno ulteriori azioni da intraprendere. Intanto, il provvedimento negato getta nello sconforto tante famiglie della provincia di Messina che fino all’ultimo avevano sperato. Le proteste promosse da Filcams Cgil e Uiltucs davanti al Palazzo del Governo e alla sede Inps, evidentemente, sono servite a poco. Così come non hanno sortito alcun effetto i vari passaggi che si sono svolti sui tavoli istituzionali, a cominciare da quello con l'assessorato regionale al Lavoro. Sono 16, complessivamente, i supermercati che sono stati chiusi: punti vendita dislocati tra il capoluogo e alcuni centri della provincia ionica e tirrenica. Recentemente, tre di questi sono stati acquisiti tramite asta pubblica gestita dal Tribunale di Messina. Altri potrebbero essere rilevati da imprenditori interessati. Ma, senza il riconoscimento della cassa integrazione, verrebbe meno la possibilità di reimpiegare parte dei lavoratori licenziati. Un epilogo peggiore non poteva esserci per una vertenza che ha tenuto con il fiato sospeso tante famiglie, appese a una speranza ormai sfumata. Per i vertici locali del Partito Democratico si tratta di un ulteriore schiaffo nei confronti del territorio. «La mancata proroga della cassa integrazione - scrive in una nota il segretario provinciale Armando Hyerace - è una scelta politica precisa: abbandonare intere famiglie alla povertà. Dopo oltre tre mesi di vertenza, il Ministero del Lavoro non ha prodotto alcuna soluzione: nessuna risposta, nessuna assunzione di responsabilità». Il Pd ritiene necessario istituire un tavolo di crisi presso la Prefettura, che metta insieme associazioni sindacali, il Comune e la Regione, per affrontare seriamente la situazione critica del settore del commercio a Messina. La vertenza ex Gicap è solo un altro capitolo di una crisi strutturale e si somma a quelle di Scarpe e Scarpe, che annovera 11 lavoratori a rischio per la chiusura del punto vendita del Centro Today, e di Intelligent Store, con altri 14 dipendenti il cui futuro resta incerto.