l'anziano di scicli
L'ultimo cartello affisso da Vittorio Tasca prima di morire. «La mia protesta è contro questo sistema»
L’ultima accorata denuncia è contenuta in un cartello sulla parete della casa. Era arrivata la nomina dell’amministratore di sostegno e forse la decisione l’ha segnato
«Aiutate lui e salvate noi». Questa è una delle ultime dichiarazioni rese dalla figlia di una condomina prima della decisione di trincerarsi nel silenzio. Una frase che oggi appare come un appello inascoltato, che lascia tanto amaro in bocca e profonda tristezza. Vittorio Tasca non c’è più, ha deciso di farla finita e lo ha fatto nel suo stile: in maniera eclatante. Nel primo pomeriggio ha affisso un cartello nella parete esterna del suo appartamento di via dei Miracoli con su scritto: «Vampire, con il mio gesto denuncio il ladrocinio che c’è nella procedura dell’amministratore di sostegno e come tolgono le case, gli averi e la dignità civile agli anziani soli ed indifesi da parte di alcune forze dell’ordine, degli avvocati, dei giudici e dai psichiatri».
L’ultima protesta del fracassone prima di rinchiudersi dentro, aprire il gas e, forse, ingerire candeggina. Quella bombola aperta avrebbe potuto fare esplodere il palazzo. Non sappiamo quale fosse la reale intenzione di Vittorio Tasca, 87 anni il prossimo 25 luglio, ma ci sono pochi dubbi sul fatto che abbia premeditato il suo suicidio.
La mattina di giovedì l’anziano è andato, come suo solito, a dare da mangiare ai piccioni in piazza Italia, poi avrebbe fatto il suo solito giro mattutino tra gli amici, ma stavolta il saluto finale, da quel che ci dicono, era diverso, era più un addio. Poi quella visita alle pompe funebri dove aveva commissionato già il suo funerale settimane fa, ripreso dalle telecamere della Rai. Intorno alle 13 un’altra telefonata per dire che eventualmente sarebbe andata la figlia a ritirare le chiavi di casa. Nessuno però sembra si sia allarmato. La telefonata ai carabinieri sarebbe arrivata dopo l’affissione di quel cartello.
Pare che la mattina di giovedì fosse arrivata la nomina dell’amministratore di sostegno e pare che fosse la figlia (l’udienza in merito si era tenuta lo scorso 3 di aprile), cosa che Vittorio Tasca non ha sopportato. Erano all’incirca le 14,30 quando all’interno del piano rialzato di via dei Miracoli sono entrati carabinieri, operatori del 118 e vigili del fuoco. Vittorio era a terra, ma ancora vivo, mentre per prima cosa i pompieri hanno portato fuori la bombola di gas ancora aperta. Accanto a lui pare ci fosse un miscuglio di sostanze, come la candeggina, appunto, ma non è certo che le abbia ingerite.
Vittorio è stato portato d’urgenza all’ospedale Maggiore-Baglieri di Modica dove è morto poco dopo. In poco tempo in paese si è sparsa la voce e la notizia si è diffusa subito sui social dando inizio a commenti e alla ricerca dei responsabili. Vittorio Tasca, il fracassone, è morto e lo ha fatto lasciando molti interrogativi aperti sull’intero sistema e sul vulnus giuridico relativo alle criticità condominiali.
La domanda che tanti si pongono oggi è una: questa tragedia poteva essere evitata? Si tratta di una vicenda esplosa nel novembre 2024 quando Vittorio Tasca ha cominciato con i suoi comportamenti molesti. Alla base una denuncia per stalking. Vittorio ha iniziato a mettere musica ad altissimo volume giorno e notte, in diverse stanze e spesso in loop, e a fare dei rumori notturni mai del tutto decifrati. I vicini, ormai esausti, hanno presentato diversi esposti fin quando la vicenda è finita sui giornali ed ha suscitato l’interesse dei media nazionali. In poco tempo Vittorio è diventato il fracassone, un personaggio noto, un arzillo anziano certamente atipico: ben vestito, parlava benissimo in italiano, amava leggere e se la cavava anche con la tecnologia.
Dall’altro lato amava sfidare vicini e istituzioni. Era una persona sola. Il suo pensiero era quello di morire senza che nessuno se ne accorgesse. Oggi, quindi, ci si chiede se poteva esserci un modo per aiutare Vittorio e salvare i condomini da quella situazione.


