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11 aprile 2026 - Aggiornato alle 12:16
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Concorso in Polizia: il Consiglio di Stato riabilita giovane escluso per parentele scomode

Ribaltata la decisione del Ministero. Per i giudici, "l'evoluzione della personalità prevale sui vecchi indizi"

11 Aprile 2026, 11:39

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Il pregiudizio del sangue non può oscurare il valore del merito. È questo il principio, potente e garantista, che riapre le porte della Polizia di Stato a K.L., ventitreenne di Agrigento la cui carriera era stata spezzata ancor prima di iniziare. Escluso dal concorso per 4.617 allievi agenti a causa di "ombre" familiari e vecchie frequentazioni, il giovane ha ottenuto dal Consiglio di Stato il pass per inseguire il suo sogno.

La scure del Ministero dell'Interno si era abbattuta sul candidato con un verdetto di inidoneità morale. Sotto la lente del Viminale erano finiti il diniego di un porto di fucile e legami di parentela con soggetti gravati da precedenti penali. Un’etichetta pesante, che sembrava condannare il ragazzo a pagare per un contesto sociale e familiare dal quale, invece, aveva già preso le distanze con i fatti.

La battaglia legale, condotta dagli avvocati Girolamo Rubino, Giuseppe Impiduglia e Daniele Piazza, ha scardinato l'automatismo della "colpa per associazione". I legali hanno dimostrato come il giudizio dell'amministrazione fosse ancorato a elementi datati o, in un caso, riferiti a un procedimento penale già archiviato dal GIP di Agrigento.

Ma il vero grimaldello è stato il presente di K.L.: un curriculum militare d'eccellenza nell'Esercito Italiano. Per sei mesi, il giovane ha servito lo Stato nell'operazione "Strade Sicure" a Roma, ricevendo dai suoi superiori elogi per lealtà, disciplina e affidabilità. Qualità identiche a quelle richieste a un poliziotto, dimostrate sul campo e non sulla carta.

Con l’ordinanza n. 1266 del 2026, la Sesta Sezione ha ribaltato la prospettiva: la condotta eccellente tenuta in divisa vale più di un sospetto ereditario. Il Consiglio di Stato ha così ammesso con riserva il giovane alla frequenza del corso di formazione.

Questa pronuncia non è solo un successo personale per il giovane agrigentino, ma riafferma un pilastro del diritto: la valutazione di un candidato deve basarsi sull’effettivo percorso individuale e sull’evoluzione della personalità, superando gli stereotipi legati al contesto di provenienza. Il merito, finalmente, ha avuto la meglio sul destino.