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11 aprile 2026 - Aggiornato alle 13:18
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la decisione

Voleva fare il poliziotto, ma fu escluso per uno zio a processo per mafia: il Consiglio di Stato lo riammette

Un 23enne di Agrigento ha vinto la prima battaglia nelle aule di giustizia. Il ministero gli contestava anche frequentazioni poco raccomandabili di quando aveva 16 anni

11 Aprile 2026, 11:45

11:50

Giustizia, generico

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Voleva fare il poliziotto, ma uno zio a processo per associazione mafiosa e vecchie frequentazioni poco raccomandabili avevano spinto il ministero dell'Interno a escluderlo dal concorso. Adesso K.L., giovane agrigentino di 23 anni, ha vinto la prima tappa della sua battaglia davanti alla giustizia: il Consiglio di Stato gli ha riaperto le porte della sua ambizione.

Con l'ordinanza numero 1266 del 2026, la Sesta Sezione ha ammesso con riserva il giovane alla frequenza del corso di formazione, stabilendo che la condotta eccellente tenuta in servizio nell'esercito, dove è stato volontario a ferma breve, debba essere seriamente comparata con i dubbi sollevati dal ministero prima di poter emettere un giudizio definitivo sulla sua inidoneità.

La vicenda nasce da un provvedimento del ministero dell'Interno che aveva giudicato il ragazzo privo delle qualità morali e di condotta necessarie, basandosi su accertamenti che facevano emergere vecchie frequentazioni con soggetti gravati da precedenti per spaccio e il diniego di una licenza di porto di fucile dovuto al contesto socio-familiare e in particolare al rapporto di parentela con un soggetto sottoposto a un procedimento penale. Al momento del concorso, uno zio del 23enne era infatti a processo per associazione mafiosa, ma è stato successivamente archiviato dal Gip di Agrigento. 

Sulle vecchie frequentazioni, gli avvocati del giovane - Girolamo Rubino, Giuseppe Impiduglia e Daniele Piazza - fanno sapere che si tratta addirittura di «un'identificazione che risale a quando il nostro assistito aveva 16 anni e i soggetti di cui si parla erano ancora incensurati, i loro precedenti sarebbero arrivati solo a distanza di anni». E sottolineano ancora che «la Corte costituzionale si è espressa chiaramente sul fatto che le parentele non hanno refluenza per i concorsi in magistratura e nelle forze dell'ordine». 

Con il ricorso in appello «è stato evidenziato come il giudizio dell'amministrazione fosse parziale e non considerasse l'evoluzione della personalità del ragazzo». I legali hanno sottolineato la buona condotta e gli elogi dei superiori nel periodo di servizio volontario nell'esercito, durante il quale ha partecipato all'operazione Strade sicure. «Si tratta di una pronuncia che riafferma un principio cardine: il giudizio sulla condotta di un candidato non può essere un automatismo basato sul contesto di provenienza, ma deve considerare l'effettivo percorso individuale e l'evoluzione della personalità».

Il merito della questione verrà discusso in una prossima udienza, ma il giovane agrigentino potrà da subito frequentare il corso di formazione per allievi agenti.