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11 aprile 2026 - Aggiornato alle 19:19
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la sentenza

Ha prestato servizio militare prima di diventare docente, il Tar riconosce punteggio negato

Annullata l'ordinanza ministeriale che discriminava chi ha servito lo Stato prima di entrare in aula

11 Aprile 2026, 16:13

16:20

Ha prestato servizio militare prima di diventare docente, il Tar riconosce punteggio negato

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Il "sacro dovere" di difesa della Patria non può trasformarsi in una penalizzazione per la carriera lavorativa. Con una sentenza destinata a fare giurisprudenza, il TAR del Lazio ha dato ragione a un docente agrigentino, ribadendo un principio che il Ministero dell'Istruzione continua, inspiegabilmente, a ignorare: il servizio militare di leva garantisce 12 punti nelle graduatorie, a prescindere da quando è stato prestato.

La vicenda ha origine dal diniego opposto dall' amministrazione centrale, che si ostinava a non riconoscere il punteggio maturato dal ricorrente tra il 1997 e il 1998. Secondo il Ministero, il servizio militare sarebbe valutabile solo se svolto "in costanza di nomina", ovvero durante un incarico scolastico già in corso. Una tesi definita palesemente discriminatoria dai giudici della Terza Sezione Bis.

Accogliendo il ricorso presentato dallo studio legale Limblici Palumbo, i giudici amministrativi hanno richiamato l' articolo 52 della Costituzione. Il servizio di leva deve essere considerato valido "a tutti gli effetti", evitando che il cittadino sia svantaggiato per aver servito lo Stato. Grazie a questa pronuncia, il docente vedrà finalmente aggiornato il proprio punteggio nelle GPS (Graduatorie Provinciali per le Supplenze), recuperando posizioni fondamentali per l'assegnazione degli incarichi.

Nonostante le sentenze della Cassazione e i numerosi precedenti favorevoli, il Ministero dell'Istruzione continua a inserire clausole ostative anche nei decreti più recenti, come quello del 2026.

"Si assiste con rammarico alla scelta dell'Amministrazione di reiterare comportamenti già dichiarati illegittimi", spiegano gli avvocati Giuseppe Limblici e Francesca Palumbo. "L'unica strada per i docenti rimane quella del ricorso, per vedersi riconosciuto un diritto che dovrebbe essere automatico e invece viene negato dalla burocrazia".