il caso
Trapani, la ferocia su un gattino e il vuoto delle risposte: il caso che interroga una città intera
Un cucciolo di appena 300 grammi, ferito in modo atroce, ha acceso indignazione e accuse
A Trapani un gattino di appena 300 grammi è stato trovato in condizioni che più che ferite raccontano una violenza deliberata. Non un incidente, non un abbandono qualunque, ma – secondo la denuncia rilanciata in queste ore – un atto di crudeltà estrema, con lesioni gravissime concentrate anche nella zona genitale e segni di infezione che hanno reso immediatamente drammatico il quadro clinico.
Il caso ha provocato una reazione immediata tra volontari, cittadini e attivisti, ma non soltanto per la brutalità del gesto. Attorno al salvataggio del piccolo animale si è infatti aperto anche un secondo fronte, quello delle responsabilità istituzionali. C'è chi parla di «mente perversa e profondamente malata» e chi definisce l’autore del gesto un pericolo per l’intera collettività. Ma vengono contestate presunte inadempienze della Polizia Municipale e un rimpallo di competenze con i Carabinieri, fino a evocare l’ipotesi di omissione di atti d’ufficio.
La prima catena umana che si è attivata, come spesso accade in questi casi, non è partita dagli uffici ma dalle persone. Il cucciolo è stato recuperato grazie all’intervento di Pietro Cassaro e affidato alle cure del veterinario Giuseppe Loria, mentre tra le prime a raccontare l’accaduto c’è stata la volontaria Sabina Mercadante, da tempo impegnata nella tutela degli animali sul territorio. Sempre secondo la stessa fonte, il quadro era reso ancora più complesso dalla presenza di un ascesso, ipoteticamente collegato anche ad altre lesioni pregresse.
Su questa vicenda si è espressa pubblicamente anche la consigliera comunale Marzia Patti, che ha parlato di un «atto di crudeltà disumana, vile» e ha annunciato di avere segnalato il caso all’assessore Andrea Vassallo, chiedendo l’attivazione degli strumenti utili a contrastare episodi analoghi.