l'indagine
Garlasco, il computer di Chiara Poggi riapre il tempo sospeso: così i messaggi del 2006 tornano al centro dell’inchiesta
Non è una traccia di sangue né un’impronta appena scoperta: questa volta a parlare sono file, ricerche e conversazioni rimaste silenziose per anni
C’è un passaggio, nelle grandi inchieste di cronaca nera, in cui il tempo smette di procedere e sembra riavvolgersi. Non succede in aula, né davanti a una telecamera: accade negli archivi, in una cartella dimenticata, nella memoria di un vecchio computer. Nel caso di Garlasco, a quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il nuovo fronte investigativo si spinge proprio lì: nei dati, nelle ricerche, nei contenuti conservati nel pc della giovane, oggetto di analisi che oggi vengono reinterpretate con uno sguardo diverso. Il dettaglio più significativo è questo: una ricerca mirata sul nome di “Andrea Sempio” avrebbe fatto emergere messaggi risalenti al 2006, dunque anteriori al delitto del 13 agosto 2007. Un elemento che, da solo, non costituisce una prova, ma ridefinisce l’orizzonte delle domande. Sul piano giudiziario resta un punto fermo: per l’omicidio di Chiara Poggi è stato condannato in via definitiva a 16 anni Alberto Stasi, allora fidanzato della vittima. Nel 2025, però, la Procura di Pavia ha riaperto un nuovo filone d’indagine, tornando a iscrivere nel registro degli indagati Andrea Sempio, amico di lunga data di Marco Poggi, fratello di Chiara. Sempio, già al centro di approfondimenti tra il 2016 e il 2017, era stato in seguito archiviato. La rinnovata iniziativa investigativa nasce dalla volontà di riesaminare tracce, reperti e dati informatici con metodologie più evolute e una prospettiva aggiornata.
Il peso di un nome dentro un computer
In una vicenda raccontata per anni attraverso alibi, impronte, telefonate e profili genetici, il ritorno della prova informatica assume un rilievo particolare. Il computer della famiglia Poggi non è un elemento marginale: è uno degli oggetti che hanno attraversato tutte le fasi del caso, dalle prime attività investigative fino ai riscontri più recenti. Secondo le nuove ricostruzioni giornalistiche, un’analisi mirata degli archivi digitali riconducibili ad Andrea Sempio avrebbe fatto emergere messaggi datati 2006. Il nodo, qui, non riguarda soltanto l’esistenza di quei contenuti, ma la loro collocazione temporale: se il contenuto e il contesto fossero confermati con precisione, indicherebbero un contatto, o comunque una traccia digitale, antecedente di oltre un anno all’omicidio. Si tratta di un passaggio delicato, che impone cautela. La presenza di un nome nel pc di Chiara Poggi non implica di per sé un rapporto diretto, un legame personale stabile o, tantomeno, una responsabilità penale. Un dispositivo domestico, soprattutto in un’abitazione frequentata dal fratello minore e dai suoi amici, può contenere materiali transitati per molteplici ragioni: chat, file condivisi, giochi, fotografie, video, contatti memorizzati. Tuttavia, quando l’indagine torna a scandagliare il passato, ogni segmento cronologico acquisisce un peso specifico. E il 2006, in quest’ottica, non è un anno qualunque: è il “prima”, il terreno su cui valutare l’effettiva natura dei rapporti tra i protagonisti di questa storia.
Il pc di casa Poggi: oggetto quotidiano, reperto chiave
Secondo diverse ricostruzioni, quel computer era utilizzato anche da Marco Poggi e dai suoi amici per giocare ai videogiochi: un aspetto tornato centrale nelle più recenti verifiche. La Repubblica ha riferito che tra il 2021 e il 2022 alcuni reperti, compreso il pc, furono riconsegnati alla famiglia; con la riapertura dell’inchiesta nel 2025, gli inquirenti hanno cercato di recuperare il maggior numero possibile di materiali, dagli atti alle fotografie fino ai corpi di reato. Lo stesso quotidiano ha ricordato che sulla tastiera potrebbero essere state individuate tracce riconducibili a Sempio, sebbene il quadro tecnico completo non sia stato divulgato nei dettagli. A rafforzare la rilevanza di quel dispositivo sono anche le dichiarazioni dei genitori di Chiara Poggi. In un’intervista, Rita Poggi ha osservato che l’eventuale presenza di tracce di Sempio nella villetta o su oggetti domestici non sarebbe, di per sé, sorprendente, poiché il ragazzo frequentava l’abitazione e giocava con Marco sia al piano superiore, dove si trovava il computer, sia al piano inferiore. È un passaggio significativo, che introduce un necessario elemento di equilibrio: eventuali segni vanno sempre letti alla luce dell’uso lecito e ordinario degli ambienti. Nelle inchieste di lunga durata, il rischio è confondere la compatibilità con la prova.