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13 aprile 2026 - Aggiornato alle 07:01
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giustizia

Il nuovo corso della Camera Penale di Catania, Tamburino: «Ricucire il rapporto con la magistratura»

Il neo presidente fa il punto sulla situazione della professione degli avvocati in città e sugli obiettivi da raggiungere

13 Aprile 2026, 07:01

Il nuovo corso della Camera Penale di Catania, Tamburino: «Ricucire il rapporto con la magistratura»

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Ricucire il rapporto con la magistratura, tutelare i principi del giusto processo e dei diritti della difesa e recuperare la dignità di una professione troppo svilita negli ultimi anni. Sono alcuni degli obiettivi con cui inizia - sul solco dei valori che da sempre contraddistinguono la Camera Penale - il nuovo corso del direttivo recentemente eletto. Ne fanno parte gli avvocati Tommaso Tamburino (presidente), Attilio Indelicato (vicepresidente), Stefania La Porta (segretario), Gisella Coco (tesoriere), Vito Distefano, Andrea Peluso e Salvo Cannata (consiglieri).

«Sono contento per il risultato che abbiamo ottenuto - commenta a La Sicilia Tamburino -perché abbiamo raggiunto una maggioranza qualificata e importante degli iscritti. C'è stata grande partecipazione alle elezioni perché oggi tutti si rendono conto quanto sia importante una Camera Penale che abbia un programma condiviso, soprattutto alla luce degli ultimi eventi che ci sono stati. La Camera Penale come obiettivi ha fondamentalmente il rafforzamento del prestigio e della dignità della professione dell’avvocato penalista essenzialmente oltre a un effettivo e costante aggiornamento professionale e soprattutto la realizzazione di quelle che sono le prerogative del giusto processo».

«Non dimentichiamo - ricorda poi Tamburino - che proveniamo da una battaglia referendaria molto dura e violenta nei toni in cui vi è stata una contrapposizione netta con la magistratura. L’obiettivo è anche ricucire il rapporto con tutta la magistratura e soprattutto con l’Anm per individuare quali sono i problemi della giustizia e provare a risolverli ovviamente in ambito locale. Subentriamo a un direttivo che è stato veramente valoroso, il presidente Francesco Antille e i suoi collaboratori oltre ad aver gestito quattro anni benissimo la Camera Penale hanno il grande merito di avere portato il congresso nazionale a Catania in occasione del trentennale della morte dell’avvocato Serafino Famà. E hanno gestito anche la fase del Referendum molto bene perché quelle che sono state le contrapposizioni violente a livello nazionale, a livello locale non ci sono state».

Un suo personale ricordo di Serafino Famà? «È stato per noi un maestro, un uomo rigido e che ha sempre svolto la sua professione in modo impeccabile e corretto, vittima della mafia nell’esercizio della sua funzione. È caduto per questo. Ecco uno degli obiettivi della Camera Penale, in continuità con il precedente direttivo, è proprio quello di fare conoscere ai giovani avvocati queste grandi figure, non solo l’avvocato Famà, ma tantissimi altri colleghi catanesi illustri e sulla base del loro esempio sapere come oggi si deve svolgere la professione».