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13 aprile 2026 - Aggiornato alle 13:27
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la storia

Da bene confiscato a presidio di cura: a Castelvetrano approvato il progetto per la neuropsichiatria infantile

L'iter pluriennale di via fra' Serafino Mannone tra carte mancanti, adeguamenti sismici e un programma da 500.000 euro

13 Aprile 2026, 12:52

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Da bene confiscato a presidio di cura: a Castelvetrano approvato il progetto per la neuropsichiatria infantile

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Trasformare un immobile confiscato alla criminalità organizzata, in un servizio pubblico è spesso un percorso a ostacoli. Tempi lunghi, documenti mancanti, autorizzazioni da ricostruire, irregolarità pregresse da sanare: un labirinto amministrativo che può durare anni prima che un bene sottratto alla mafia diventi davvero patrimonio della collettività. È esattamente ciò che è accaduto a Castelvetrano, tra i Comuni con il più alto numero di beni confiscati assegnati, spesso legati alla rete di Matteo Messina Denaro, in provincia di Trapani, dove l’Asp ha finalmente approvato il progetto esecutivo per la ristrutturazione dell’edificio di via Serafino Mannone, destinato a ospitare la sede distrettuale della Neuropsichiatria infantile.

Il bene era stato consegnato all’Asp in comodato d’uso nel 2019, ma sin dalle prime verifiche è emerso un quadro complesso. L’immobile, costruito nel 1976 e poi ristrutturato nel 2007, presentava interventi significativi di manutenzione straordinaria e cambio di destinazione d’uso che, pur autorizzati dal Comune, non risultavano mai trasmessi né approvati dal Genio civile, come invece impone la normativa antisismica. In pratica, una parte delle opere realizzate prima del sequestro era priva delle necessarie autorizzazioni strutturali.

Per l’Asp è stato necessario ricostruire l’intera storia edilizia dell’edificio: recuperare licenze, verificare atti, confrontarsi con Comune e Genio civile, avviare indagini tecniche e accertamenti sulle strutture portanti. Solo dopo questa lunga attività, nel 2020 è stato affidato all’ingegnere Pietro Vella l’incarico di progettare la ristrutturazione e l’adeguamento sismico. Da lì è iniziato un iter tecnico-amministrativo durato anni, culminato nella conferenza di servizi del 2025, che ha finalmente espresso i pareri favorevoli igienico-sanitari, urbanistici e strutturali.

Il progetto esecutivo approvato dall’Asp prevede un investimento complessivo di 500.000 euro, di cui 380.178 euro per lavori e 119.821 euro per somme a disposizione dell’amministrazione. L’intervento comprende opere di consolidamento, adeguamento sismico, ristrutturazione interna, messa in sicurezza e costi per collaudi, indagini e imprevisti. La durata dei lavori sarà definita in sede di gara, ma l’obiettivo è avviare il cantiere entro l’anno.

La vicenda di via Mannone è un esempio emblematico: un bene confiscato che, prima di poter essere restituito alla comunità, ha richiesto anni di lavoro per sanare irregolarità, ricostruire documenti mancanti e riportare l’immobile entro un quadro normativo chiaro. Ora, con il progetto approvato e il finanziamento richiesto alla Regione, si apre finalmente la fase più attesa: quella dei lavori. Un passaggio che segna non solo l’avvio di un cantiere, ma la trasformazione concreta di un bene sottratto alla criminalità in un presidio di cura e legalità.