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14 aprile 2026 - Aggiornato alle 19:47
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Rifiuti

Differenziata ferma al 52%: Siracusa non cresce dal 2021 e si allontana il target del 65%

Negli ultimi anni oscillazioni minime: lieve ripresa nel 2025, ma nessuna inversione strutturale del trend. Sparite campagne e slancio istituzionale

14 Aprile 2026, 09:17

09:22

Differenziata ferma al 52%: Siracusa non cresce dal 2021

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Siamo fermi. Non è di per sé una cattivissima percentuale, quella attorno al 50% di raccolta differenziata nel comune capoluogo, ma il fatto è che siamo così dal 2021. Non cresciamo. E l’impressione è che a nessuno importi più di crescere e di raggiungere l’agognato traguardo normativo del 65%: lontanissimi sono perfino i proclami e le campagne di sensibilizzazione istituzionali.

I dati del primo trimestre 2026 ricalcano quasi esattamente quelli dell’intero anno 2025: la percentuale di raccolta differenziata a Siracusa città si ferma al 52% tondo tondo. L’anno precedente, lo scorso dicembre, si era chiuso con una percentuale media del 52,41. A essere pignoli, dunque, uno 0,41 in meno. E per di più un 52 acchiappato in volata, con un trend in crescita, visto che a gennaio la percentuale era scaduta sotto il 50, ossia al 49,61%. Febbraio ha fatto registrare il 52,61% e marzo ha alzato la media con il suo 53,86%.

L’anno scorso allo stesso trimestre la percentuale di differenziata era sempre attorno al 50%, l’unica differenza è che avevamo prodotto in generale più immondizia: 14.132 tonnellate complessive contro le 13.330: forse eravamo semplicemente più ricchi. Non conta ai fini della nostra ricerca, ma il dato potrebbe raccontarci qualcosa su un trend di impoverimento generale.

Tornando alle percentuali di differenziata è dal 2021 che gravitiamo attorno al 50% (50,42). Nel 2022 la percentuale è stata del 50,45; nel 2023 del 50,31%; nel 2024 un arretramento al 49,94. E, come detto, nel 2025 è arrivata al 52,41, percentuale confermata nel primo trimestre del 2026: 52%.

Comunque la si voglia vedere, siamo distanti dalla percentuale normativa da raggiungere, che è fissata al 65%: obiettivo minimo attraverso il quale, secondo il legislatore, massimizzare il recupero dei materiali, ridurre l’uso delle discariche e incentivare l’economia circolare. Niente di tutto ciò è accaduto, e qui forse veniamo al punto: a questa mancata crescita avrà contribuito il tam tam improntato sulla realizzazione dei termovalorizzatori? Questi impianti, che il governatore Renato Schifani solo due giorni fa ha annunciato come imminenti (a Catania e a Palermo nel 2028) segnano sì il superamento della dittatura delle discariche, ma suggellano anche la resa alla produzione di indifferenziato. Come se fosse ineluttabile, a spregio di tutte quelle persone che hanno intrapreso la strada della modernità, ma che nella nostra città si fermano al 52%.