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14 aprile 2026 - Aggiornato alle 19:55
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giustizia

Pena espiata, è libero Franco Orlando: l'uomo d'onore "riservato" della mafia trapanese

Ex consigliere socialista è ritenuto figura di vertice della Cosa nostra, nel suo bar si tenevano i summit

14 Aprile 2026, 11:23

11:30

Pena espiata, è libero Franco Orlando: l'uomo d'onore "riservato" della mafia trapanese

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Pena espiata e ritorno in libertà per l'"uomo d'onore riservato", affiliato a Cosa nostra negli anni '90. Franco Orlando, 70 anni, ha lasciato il carcere dopo l'ultima condanna per il processo "Scrigno". Quando fu arrestato per la prima volta nel 1997 era consigliere comunale del Psi a Trapani e collaboratore dell'allora deputato regionale socialista, Bartolo Pellegrino. Orlando è stato condannato per due volte per associazione mafiosa ed è uscito assolto dall'accusa di aver partecipato all'omicidio dell'agente di custodia Giuseppe Montalto. Nove anni gli furono inflitti a fine anni '90. Nell'operazione "Scrigno", poi, è stato condannato a 12 anni per associazione mafiosa e voto di scambio politico mafioso, una serie di benefici hanno accorciato di molto la durata della detenzione per arrivare qualche settimana addietro al fine pena. Non ha appellato in Cassazione la condanna ricevuta e ha potuto usufruire di altri sconti di pena. Adesso è sottoposto alla misura di sicurezza.

Per primi a parlare di lui furono il pacecoto Francesco Milazzo e il mazarese Vincenzo Sinacori. Fu quest'ultimo, d'accordo con Matteo Messina Denaro, durante la loro latitanza a Trapani, ad affiliarlo tenendo riservata la cosa: a saperlo erano soltanto Vincenzo Virga e il killer di fiducia della cosca, Vito Mazzara. A far cenno ai suoi ruoli dentro Cosa nostra anche Giovanni Brusca e Vincenzo Ferro. Una riservatezza poi svanita dentro la Cosa nostra trapanese. Secondo le indagini recenti ha assunto con i Virga jr, Pietro e Franco, ruoli direttivi della "famiglia locale". Mafia e politica, ma anche l'assistenza ai latitanti, i ruoli a lui attribuiti. Il suo bar, nella zona di Borgo Madonna, oggi sottoposto a sequestro, è dentro il cuore del "regno" della "famiglia" dei Minore, sarebbe stato luogo per summit e incontri di mafia, anche con l'anziano consigliori Nino Buzzitta. Orlando fu anche procacciatore di voti, a favore dei Manuguerra, Luigi e Alessandro, padre e figlio, il primo deceduto prematuramente da qualche tempo, l'altro poi venne eletto nel Consiglio comunale di Erice, e fece da trait d'union tra i Manuguerra e il pregiudicato Giuseppe Diego Pipitone, raccoglitore di voti nel rione popolare di San Giuliano.

È di spessore la caratura mafiosa di Orlando: "...è quello che comanda a Trapani e questo fatto è noto a tutti, lo sanno persino pure gli spazzini" ha messo a verbale uno degli indagati nel processo "Scrigno", Pietro Cosenza. Mentre nel processo "Scialandro", in corso dinanzi al Tribunale di Trapani, che tocca il triangolo di mafia tra Trapani, Valderice e Custonaci, gli investigatori della DIA hanno consegnato l'intercettazione, emblematica, del colloquio tra due imputati, Gaetano Barone e Giuseppe Maranzano, sugli assetti di Cosa nostra: «È cristiano bono… se non ci caca la mosca (tradotto se non accade nulla, ndr) lui appena esce è quello predestinato». Parlavano di Ciccio Orlando.

Altri boss di spicco sono intanto tornati liberi. Pena espiata per la castelvetranese Patrizia Messina Denaro, detta "Patrizia a curta", figlia e sorella di don Ciccio e Matteo. È libero il tesoriere della mafia di Castellammare del Golfo, Mariano Saracino. Ha lasciato anche il carcere, ma per ragioni di salute è soggetto ai domiciliari, l'alcamesse Nino Melodia. Risiede in settentrione, ma periodicamente viene autorizzato a risiedere ad Alcamo per brevi periodi. Libero, ma da parecchio tempo, è anche Mariano Asaro, castellammarese ma pacecoto di adozione, uomo di legame tra mafia e massoneria: per lui nessuna misura di sicurezza, a suo favore il Tribunale di Sorveglianza nel 2022 sancì la venuta meno della pericolosità sociale.