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Fermo autotrasportatori: chi sono, cosa vogliono e quanto vale davvero la minaccia di «lasciare i supermercati senza rifornimenti»
Il comitato trasportatori siciliani comprende i big del settore che si occupando di trasportare la merce non deperibile dai porti alla Gdo
Il Comitato trasportatori siciliani ha iniziato stamattina un fermo che durerà, secondo gli annunci degli organizzatori, per quattro giorni, fino al 18 aprile, e che «lascerà i supermercati senza rifornimenti». A differenza di altre proteste del passato della stessa categoria, però, non ci saranno blocchi stradali, nessuno impedirà il transito di auto, mezzi pesanti, nessuno presidierà lo Stretto di Messina. Tutto si sta svolgendo senza azioni eclatanti.
Questa è una mobilitazione che vive all'interno dei porti di Palermo, Catania e Messina perché, in realtà, non coinvolge tutta la categoria degli autotrasportatori siciliani (che sono 14mila ufficialmente), ma solo quella fetta che si occupa di intermodalità: cioè le aziende che scaricano le merci che approdano nell'isola via nave e le consegnano alla grande distribuzione. Di questo gruppo fanno parte soprattutto le grandi società: Cozza, Nicolosi, Dn Logistica della famiglia Nicosia, e Di Martino, giusto per fare qualche nome. Molto meno le piccole e medie imprese di autotrasporto che infatti in queste ore stanno continuando a lavorare. Resta quindi da vedere se l'obiettivo dichiarato dagli organizzatori, «lasciare i supermercati senza rifornimenti», avrà successo. Oggi intanto i semirimorchi arrivati nella notte e nella mattina nei porti di Catania e Palermo sono rimasti fermi.
A lanciare i quattro giorni di fermo è il Comitato trasportatori siciliani, una sigla relativamente nuova nel panorama delle associazioni della categoria. Il portavoce regionale è Salvatore Bella, licatese, portavoce della sigla Aitras. A Catania, invece, il referente è Luigi Cozza, figlio del patron di una delle più grandi imprese di autotrasporto regionale, con qualche guaio giudiziario (è stato condannato per bancarotta fraudolenta).
Cosa chiedono? La battaglia principe non è tanto il caro gasolio, ma la tassa Ets imposta dall'Unione europea col green deal per i trasporti inquinanti. Il comitato chiede che il governo usi gli introiti della tassa che arrivano dalle imprese di trasporto siciliane e sarde per aumentare il cosiddetto mare-bonus, che oggi si chiama Sea Modal Shift, cioè l'incentivo per gli armatori per sviluppare il trasporto combinato strada-mare.
Sono i big del settore nell'isola a occuparsi principalmente di movimentare le merci che arrivano via nave e hanno come destinazione finale la grande distribuzione. Parliamo soprattutto della merce non deperibile: dai prodotti per la casa all'alimentare in scatola, passando per l'acqua minerale in bottiglia. La partecipazione al fermo oggi «è stata del 90 per cento», dicono dal Comitato. Che significa il 90 per cento di chi si occupa di intermodalità. Gli altri - le piccole e medie imprese dell'autotrasporto, che ad esempio si occupano del fresco alimentare e di tutto quello che si muove solo su gomma - non hanno aderito allo sciopero e continuano regolarmente a lavorare. Di conseguenza questo tipo di merce non dovrebbe scarseggiare nei prossimi giorni nei banchi dei supermercati.
Ha preso le distanze, ad esempio, la Cna Fita Sicilia, anche perché a livello nazionale gli autrasportatori stanno portando avanti una trattativa con il ministero delle Infrastrutture. «Riteniamo opportuno attendere l’esito dell’incontro convocato per il 17 aprile al Ministero – dichiara la CNA – per poi valutare, eventualmente, iniziative unitarie e condivise». Non ci sta neanche Giuseppe Richichi, storico portavoce dell'Aias, in prima fila in tutte le proteste siciliane del settore, a cominciare da quella dei Forconi del 2012. «Non partecipo perché questa non è una battaglia per tutti gli autotrasportatori. È una forma di protesta mirata per chi ha interessi nei porti, le medie e le piccole imprese non ci guadagnano niente. Se invece si parla di gasolio e di contratti nazionali, allora sarò il primo a scendere in strada».
I buoni contatti degli organizzatori con la politica - in particolare con Fratelli d'Italia - potrebbero rapidamente sbloccare lo stallo. Nei prossimi giorni è probabile che il comitato venga convocato al ministero dei Trasporti per trovare una sintesi delle richieste avanzate.