l'inchiesta
Vendetta per l'omicidio Adorno: kit da killer e minacce social, indagini chiuse per Grassonelli e Morreale
La Dda di Palermo verso il processo per la tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso a Porto Empedocle
Notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di due persone nell’ambito dell’inchiesta che lo scorso gennaio ha portato all’arresto di Giuseppe Grassonelli, 43 anni, di Porto Empedocle per una tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il provvedimento, che anticipa la richiesta di rinvio a giudizio, è firmato dai pubblici ministeri della Dda di Palermo, Claudio Camilleri e Giorgia Righi. Due gli indagati. Oltre a Grassonelli, difeso dall’avvocato Olindo Di Francesco, vi è anche Giuseppe Morreale, 58 anni, di Favara. Nei confronti di quest’ultimo il tribunale del Riesame, nelle scorse settimane, ha accolto il ricorso della Procura disponendo la custodia cautelare in carcere inizialmente esclusa dal gip Claudia Rosini. La misura non è esecutiva poiché bisognerà attendere la decisione della Cassazione a cui si sono rivolti i legali difensori dell'indagato.
La vicenda, così come ricostruito dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Agrigento, ruota attorno al recupero di una somma di denaro quale compenso per compiere un omicidio. I due indagati sono accusati di aver intimidito e minacciato un cinquantenne a cui era stato affidato il compito di compiere il delitto. L’aspirante killer si tirò indietro per una serie di circostanze e restituì parte dei soldi. Non tutto. Mancavano altri 6mila euro, la somma richiesta appunto da Grassonelli. «Vidi di mannari qualcosa. Lo sai non è difficile arrivare ad una persona, tu lo sai noi come siamo. La prossima volta che esci dal market con la tua bici, occhialini e cappellino ti faccio fare una bella foto e te la mando», una delle minacce rivolte al mancato killer.
Il favarese è accusato, in concorso, con il quarantatreenne empedoclino di avere contribuito a mettere a segno una serie di atti intimidatori compiuti tramite chiamate audio e messaggi contenenti minacce esplicite, nei confronti del cinquantenne. L’omicidio da vendicare sarebbe stato quello dell’operaio di Porto Empedocle, Giuseppe Adorno, ucciso a pistolettate il 24 agosto 2009, per poi essere ritrovato carbonizzato nelle campagne di Montaperto, dieci giorni dopo. Per quell’omicidio ha scontato la condanna a 13 anni di carcere Giuseppe De Rubeis, idraulico, ex compagno di scuola della vittima. Da poco è tornato in libertà. Qualcuno però non aveva dimenticato e voleva vendetta. E il progetto omicidiario, nonostante il dietrofront improvviso del soggetto inizialmente incaricato di eseguirlo, sarebbe comunque potuto andare a buon fine se non fossero intervenuti tempestivamente i carabinieri.
Le indagini sono state sviluppate dal mese di gennaio 2025 e fino a qualche giorno fa. Nel maggio scorso i militari eseguirono una perquisizione a casa del fratello di Adorno. Nel garage trovarono il kit completo per compiere il delitto: una pistola con matricola abrasa, undici proiettili, una maschera di Salvador Dalì in stile “Casa di carta”, scarpe da ginnastica, tuta, occhiali, guanti e una targa rubata da applicare ad un’altra moto. Il compenso pattuito da Grassonelli con il cinquantenne per portare a termine la missione di morte era di 20 mila euro. L’aspirante killer nel luglio scorso però, preferì tirarsi indietro per una serie di circostanze e restituì parte dei soldi. Non tutto. Mancavano altri 6mila euro, la somma richiesta appunto da Grassonelli che ha fatto poi scattare l’arresto per tentata estorsione.
Nelle settimane scorse Luca Adorno è stato riconosciuto colpevole, con sentenza definitiva, dei reati di detenzione abusiva di armi e munizioni, ricettazione, detenzione di arma clandestina e fabbricazione di esplosivi. I carabinieri della Stazione di Porto Empedocle lo hanno arrestato in esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare, agli arresti domiciliari, emessa dal gip del tribunale di Agrigento. Luca Adorno è stato condannato a tre anni di reclusione. Dovrà espiare la pena residua di 2 anni, 8 mesi e 5 giorni in detenzione domiciliare.
Con la chiusura delle indagini, invece, le difese di Giuseppe Grassonelli e Giuseppe Morreale hanno adesso venti giorni di tempo per depositare memorie o chiedere un interrogatorio ed evitare così la richiesta di rinvio a giudizio.