l'audizione
Stragi di Capaci e via D'Amelio, pm Caltanissetta in antimafia: bobine distrutte, indagini "spezzettate" e legami col potere
La richiesta di archiviazione sul fascicolo "mafia-appalti" quale concausa degli eccidi del '92 riaccende il dibattito su presunti patti per cancellare tracce
Trentaquattro anni dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, un capitolo doloroso si chiude con una richiesta di archiviazione che riaccende il dibattito su mafia, potere e verità mancata caratterizzata da indagini anche "spezzettate", da organi investigativi che non avevano abilità professionali sul tema mafia in particolare quando da Palermo si arriva in Toscana, a Massa Carrara dove c'erano le società di marmi. Il procuratore capo di Caltanissetta Salvatore De Luca, audito in Commissione Antimafia nazionale, ha difeso la decisione di archiviare il filone investigativo di "mafia e appalti" quale concausa delle due stragi compiute nel 1992: «Tutte le valutazioni sono frutto di condivisioni con gli altri magistrati del gruppo stragi». Ma nella rilettura del passato e delle indagini sui rapporti tra Antonio Buscemi e gruppo Ferruzzi «non si sono fatte». Alla base - secondo De Luca - c'era un patto implicito per chiudere il tutto e non lasciare traccia. Così anche la richiesta di distruggere le bobine delle intercettazioni andava verso questa direzione. Una sorta di accordo tra Giammanco, Pignatone, Natoli e il generale della Guardia di Finanza Screpanti che conduceva le indagini pur non avendo a disposizione il personale.
Nel ricostruire il clima che si respirava all'interno dell'ufficio giudiziario di Palermo il pool stragi di Caltanissetta - guidato dal procuratore Salvatore De Luca, l'aggiunto Pasquale Pacifico e i pm Nadia Caruso, Claudia Pasciuti e Davide Spina - ha cercato dopo anni di mettere insieme i tasselli di un'indagine naufragata tra intercettazioni a random, bobine che dovevano essere smagnetizzate (ma sono state recuperate) e brogliacci scritti ma nessun provvedimento è stato adottato. In particolare emerge che ci sarebbe stato un «indebito vantaggio processuale» e con «anomalie incomprensibili». E dalle bobine e dai brogliacci emerge che l'ex assessore Ernesto Di Fresco parlava costantemente con Francesco Bonura e «sembra che tutto proceda bene, sta pellicola sembra che me la da». Sarebbe questa la frase resa dal politico al boss che nel gennaio del 1992 era sotto processo in Appello per il possesso di arma da fuoco per il duplice omicidio Domici-Chiazzese. Per la cronaca Bonura venne assolto dal duplice omicidio e dal possesso dell'arma.
Ricostruito in antimafia anche il «meccanismo nefasto e dannoso» in merito alla distruzione delle intercettazioni delle indagini della Dda. E poi ci sono le promozioni, come il caso del sostituto Gioacchino Natoli che diventa «pm di serie A», ha detto De Luca. Questo perché è stato chiamato a gestire il pentito Mutolo.
Alla fine però un dato incontrovertibile per la procura di Caltanissetta: «Abbiamo concreti, plurimi e univoci elementi per dire che la gestione del procedimento mafia-appalti sia stata una sicura concausa della strage di Via D’Amelio e forse in misura leggermente minore di quella di Capaci».
«Non escludiamo altre concause - ha sottolineato De Luca - la sentenza d’appello sul depistaggio dice chiaramente, ad esempio, che l’attività depistante condotta dall’allora capo della Squadra mobile della Questura di Palermo, Arnaldo la Barbera, sia in relazione alle indagini che all’agenda rossa scomparsa, sia stata fatta al servizio di istituzioni deviate. La motivazione è assolutamente conforme alle conclusioni a cui giunse la mia Procura. Individuare il dossier mafia e appalti come concausa delle stragi del '92 non esclude, anzi postula, che ci possano essere stati interventi esterni. Mafia e appalti è un crocevia di interessi politici economici e mafiosi e che ci sia stato intervento esterno è abbastanza probabile».
«Per quel che riguarda la pista nera - ha aggiunto - allo stato non ci sono elementi ostensibili di cui parlare, ma l'accertamento di una partecipazione di istituzioni deviate o della destra eversiva non riguarderebbe la causale ma eventuali concorrenti esterni, poi si dovrebbe capire la causale di questi interventi esterni».
«Possiamo sin d’ora escludere, però, che la trattativa sia stata una delle concause della strage».