la storia
Condannato a 30 anni ma sempre professato innocente, Alaa Faraj vince il premio Terzani e sposa l'ex presidente di Mediterranea
Accusato di essere uno degli scafisti di una traversata che nel 2015 provocò 49 morti, graziato parzialmente da Mattarella, dal carcere ha scritto un libro che oggi riceve il prestigioso riconoscimento
«Era meglio per me morire che fare una vita così, detenuto da innocente». Alaa Faraj è in carcere, all'Ucciardone di Palermo, condannato a 30 anni per concorso in omicidio plurimo e violazione delle norme sull’immigrazione. È accusato di essere uno dei quattro scafisti di una traversata in cui nel 2015 morirono 49 persone. Lui si è sempre proclamato innocente, il presidente Mattarella gli ha concesso una grazia che ha ridotto parzialmente la pena, e dal carcere ha raccontato la sua storia in 28 lettere indirizzate alla docente palermitana ed ex presidente della ong Mediterranea Alessandra Sciurba. Quelle lettere hanno cambiato la vita di entrambi: sono diventate un libro, "Perché ero ragazzo", che oggi ha vinto la XXII edizione del Premio letterario internazionale Tiziano Terzani; ed è sempre notizia di oggi che Faraj e Sciurba si sposeranno a giugno.
Faraj oggi ha 31 anni, era partito da Bengasi nel 2015 con il sogno di continuare gli studi (era iscritto al primo anno di ingegneria) e diventare un calciatore in Europa. Il libro-testimonianza “Perché ero ragazzo” edito da Sellerio ha vinto la XXII edizione del Premio letterario internazionale Tiziano Terzani, istituito dal festival vicino/lontano di Udine insieme alla famiglia Terzani. Ad annunciarlo è la presidente della giuria, Angela Terzani Staude. Nelle motivazioni si legge che si tratta di pagine capaci di schiudere «una storia esemplare di dignità e coraggio». "Perché ero ragazzo" sarà al centro della serata di premiazione, in programma il 9 maggio alle 21 al Teatro Nuovo Giovanni da Udine; la partecipazione dell’autore è subordinata all’autorizzazione delle autorità competenti.
Nell’agosto 2015, a vent’anni, non potendo ottenere un visto decise di imbarcarsi su un gommone. Durante la traversata, 49 persone morirono soffocate nella stiva. L’incontro in carcere con Alessandra Sciurba, docente al dipartimento di Giurisprudenza dell'università di Palermo, lo ha trasformato in scrittore. «Scrivere questo libro – ha detto – non è stato facile. Ma è stato doveroso. Questa tragedia deve essere raccontata anche per le persone morte che non hanno avuto giustizia». Nel dicembre 2025 il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli ha concesso la grazia parziale, con uno sconto di pena di undici anni e quattro mesi. Il residuo di pena è di circa nove anni, suscettibile di ulteriori riduzioni, ma il giovane continua a professare la propria innocenza. È in corso una nuova procedura di revisione del processo.
A giugno sposerà Alessandra Sciurba, che oltre a essere una docente è un'attivista, già presidente della ong Mediterranea Saving Humans, conosciuta durante un laboratorio in carcere e divenuta la voce della sua battaglia per la verità. A celebrare le nozze, nella chiesa di San Gaetano a Brancaccio – quella di don Pino Puglisi – saranno l’Imam e l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice.
