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14 aprile 2026 - Aggiornato alle 21:35
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precariato

Da Catania a Palermo, la protesta dei precari dell'Istituto di astrofisica: «Basta incertezza, subito un piano di stabilizzazione»

Giornata di mobilitazione in tutta Italia, coinvolte anche le sedi siciliane dove i precari sono decine e portano avanti progetti cruciali per l'istituto

14 Aprile 2026, 16:48

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Da Catania a Palermo, la protesta dei precari dell'Istituto di astrofisica: «Basta incertezza, subito un piano di stabilizzazione»

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Oggi il personale non strutturato dell’Istituto Nazionale di Astrofisica ha dato vita a una mobilitazione coordinata su tutto il territorio: in contemporanea, in ciascuno dei 16 istituti dell’INAF è stato esposto uno striscione con un messaggio unitario contro il precariato nella ricerca.

L’ente conta circa 1.200 dipendenti a tempo indeterminato e oltre 650 lavoratori a termine, in gran parte altamente qualificati: la maggioranza è in possesso del dottorato e include anche “cervelli rientrati” attratti in Italia da agevolazioni fiscali. Tra questi, circa 300 avrebbero già maturato i requisiti per la stabilizzazione previsti dalla normativa vigente (la cosiddetta Legge Madia), con un’anzianità media post-dottorato di otto anni e un’età intorno ai 40 anni.

Non più giovani in formazione, dunque, ma ricercatori e tecnologi che sostengono in modo determinante risultati e reputazione dell’istituto, spesso alla guida di progetti di rilievo nazionale e internazionale. Nonostante ciò, i contratti vengono frequentemente rinnovati di anno in anno, alimentando un’incertezza cronica che pesa sul benessere psicologico e su scelte di vita fondamentali, dall’accesso al credito alla costruzione di una famiglia.

Inoltre, una fetta di circa 100 professionisti con esperienza decennale e già in possesso dei requisiti di cui all’art. 20, comma 1, della Legge Madia rischia a breve di dover lasciare l’INAF per il raggiungimento dei limiti massimi dei contratti a termine: un potenziale esodo di competenze verso l’estero, con il correlato problema del reinserimento nel mercato del lavoro di ricercatori quarantenni dopo anni di servizio nella ricerca pubblica.

LE PROMESSE TRADITE

Secondo i promotori, il precariato all’INAF è divenuto un fenomeno strutturale e da tempo manca un percorso chiaro e stabile di inquadramento. Negli ultimi anni, gran parte delle risorse del Ministero dell’Università e della Ricerca è confluita su infrastrutture – telescopi e centri di calcolo – senza un’adeguata pianificazione di lungo periodo del personale necessario a farle funzionare, con l’effetto di incrementare il numero dei contratti temporanei.

Nel 2025 il MUR aveva annunciato per l’INAF uno stanziamento di 6,5 milioni di euro per avviare un piano di stabilizzazioni del personale storico, da concludersi nel 2026: un impegno rimasto lettera morta.

Le risorse inserite nella legge di bilancio 2026 (il cosiddetto “emendamento Lotito”) sono giudicate non solo insufficienti rispetto alla portata del problema, ma anche discriminatorie, perché privilegiano le assunzioni di personale legato ai progetti PNRR con soli due anni di anzianità, affrontando solo marginalmente la situazione del precariato di lungo corso.

LE RICHIESTE

Con la protesta del 14 aprile, i lavoratori a termine chiedono al MUR e all’INAF un piano straordinario di reclutamento, da attuare applicando le norme vigenti (la “Legge Madia”), come recentemente avvenuto al CNR, o mediante un intervento legislativo analogo. Domandano inoltre un piano assunzionale strutturale, equo e di prospettiva, che riconosca il contributo di chi sostiene da anni la ricerca pubblica. Secondo l’ultima ricognizione ufficiale dell’ente (settembre 2025), sono circa 300 le persone stabilizzabili in base all’art. 20 del D.Lgs. 75/2017.

LE VOCI DELLE SEDI SICILIANE

Nella sede di Catania dell’INAF lavorano attualmente 72 dipendenti a tempo indeterminato e 43 precari, molti dei quali con un’esperienza media di circa 8 anni e già di fatto inseriti stabilmente nelle attività dell’Ente. Tra questi, 12 avrebbero i requisiti per una stabilizzazione immediata secondo la legge Madia, mentre altri 4 potrebbero essere assunti tramite procedure riservate in tempi relativamente brevi, se venissero stanziate le risorse necessarie dal MUR.

«Si tratta - spiega Alan Ruggeri, Osservatorio Astrofisico di Catania - di personale qualificato e indispensabile, che tuttavia continua a vivere in una condizione di incertezza, con contratti rinnovati di anno in anno. A livello nazionale, la situazione non è diversa. Concentrandoci sulla sola platea dei ricercatori e tecnologi di tutto l’INAF, i precari rappresentano il 43 per cento del personale di ricerca, una proporzione difficile da sostenere per un Ente che punta sull’eccellenza scientifica. Perché non si investe in modo deciso su personale che ha già dimostrato sul campo il proprio valore? Se davvero si vuole difendere il ruolo dell’Italia nella ricerca scientifica internazionale, serve un cambio di passo immediato. Applicare la legge Madia entro quest’anno non è più rinviabile, è una scelta necessaria per dare stabilità, dignità e futuro a chi manda avanti ogni giorno questo lavoro.»

A Palermo, invece, all’Osservatorio Astronomico lavorano 45 dipendenti a tempo indeterminato e 25 a tempo determinato tra ricercatori, tecnologi, CTER, amministrativi, assegnisti e borsisti. Tra quelli a tempo determinato, 6 hanno i requisiti per una stabilizzazione immediata secondo la legge Madia. «Si tratta di personale con anni di esperienza -sottolinea Michela Todaro - pienamente integrato nelle attività scientifiche e spesso essenziale per portare avanti progetti e collaborazioni internazionali. Eppure queste persone continuano a vivere in condizione di precarietà, con contratti rinnovati di anno in anno. È una situazione che non solo penalizza i lavoratori, ma anche i vari istituti, indebolendo l’intero sistema della ricerca pubblica. Per quanto il precariato sia fisiologico a inizio di un percorso come quello del ricercatore e del tecnologo, a un certo punto però bisogna stabilire se le persone che lavorano nello stesso ente da un numero considerevole di anni, con contratti rinnovati uno dopo l’altro, sono ancora considerate giovani “in formazione”, o personale altamente qualificato che tanto si spende per la crescita del proprio Istituto e dell’Ente».

Sempre a Palermo, nella sede dello Iasf, a fronte di 42 dipendenti, il personale precario ammonta ad un totale di 11 persone, di cui 7 sono precari storici che hanno maturato i requisiti per la stabilizzazione secondo legge Madia. «Con un’età media di circa 40 anni e una media di 8 anni di esperienza post-dottorato - racconta Giovanni Contino - molti di noi sono vincitori di grant a livello competitivo con ruoli di responsabilità presso progetti di livello nazionale e internazionale. Per garantire la continuità di questi progetti e usare le esperienze acquisite per far progredire l’ente con ulteriori idee e progetti innovativi, chiediamo a gran voce la stabilizzazione!».