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15 aprile 2026 - Aggiornato alle 10:07
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Via Marturano

Operai morti a Palermo, i tremendi risultati delle autopsia: «Il Dio profitto produce morte»

Cedimento della gru a Palermo: due operai morti, l'arcivescovo Lorefice denuncia il «dio profitto»; autopsia conferma traumi letali e indagini per omicidio colposo e lavoro irregolare.

15 Aprile 2026, 07:00

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Operai morti a Palermo, i tremendi risultati delle autopsia: «Il Dio profitto produce morte»

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«Il dio profitto produce morte, ingiustizie, scarti umani. Sofferenza. Dolore. Ciascuna vittima del lavoro è un volto, una vicenda umana, un corpo, a cui dobbiamo dare voce». Il grido dell'arcivescovo Corrado Lorefice per i due operai morti in via Marturano venerdì mattina, scuote le coscienze dopo l'ennesima morte sul lavoro

«Palermo piange in questi giorni altre due vittime del lavoro. Ancora una volta piangiamo lavoratori nel pieno delle forze, mariti e padri, amici, vittime di assenza di adeguati controlli e di un sistema che cerca di lucrare a scapito della sicurezza e della dignità delle persone. Ci urlano che la loro morte è anche la perdita della dignità di ogni lavoratore sfruttato», dice Lorefice. «Offrire un lavoro dignitoso, sicuro, con un salario adeguato, in grado di poter sostenere una giusta prospettiva di vita, significa mettere al centro le persone, le loro vite, i loro sogni, le loro famiglie». «Se il Vangelo ci ricorda che ‘l’operaio ha diritto al suo salario, chi offre il lavoro in Italia ha il dovere di rispettare il primo articolo della Carta costituzionale ove si precisa che la nostra è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. I dati forniti dall’Inail – ricorda l’arcivescovo di Palermo – registrano che in Sicilia si continua a perdere la vita mentre ci si guadagna da vivere.  Ciascuna vittima del lavoro è un volto, una vicenda umana, un corpo, a cui dobbiamo dare voce. Alle loro famiglie corre il nostro ricordo. Persone, relazioni, storie umane attese, aspirazioni, drammaticamente interrotte. A loro la Chiesa palermitana esprime vicinanza e affetto. A loro dobbiamo chiedere umilmente perdono». Intanto sono stati resi noti i primi risultati dell'autopsia sui corpi del tunisino Najahi Jaleleddine, 41 anni, e del rumeno Daniluc Tiberi Mihai, 49 anni. Traumi gravissimi e diffusi, schiacciamento di ossa e vertebre, lesioni craniche irreversibili, ferite devastanti dopo un volo di circa trenta metri in via Ruggero Marturano. Non c'era scampo dopo la caduta, la morte è stata istantanea per entrambi. I due stavano operando su un cestello sollevato da una gru quando, all’improvviso, il braccio dell’impianto si è spezzato. Le cause dell’incidente sono ora al vaglio degli specialisti della polizia scientifica, dei tecnici incaricati e del pm Daniele Sansone. La gru è stata sottoposta a un accurato sopralluogo, anche dall’alto con un’autoscala, così come l’officina del gommista Gammicchia, sulla cui copertura è precipitato il braccio metallico con il cestello. Nel registro degli indagati, con l’ipotesi di omicidio colposo, figurano il titolare della Ediltec Costruzioni srl, che aveva noleggiato la gru dalla ditta Agliuzza, e il committente dei lavori, proprietario dell’attico al nono piano dove erano in corso gli interventi. Dai primi riscontri emergerebbe che i due operai non fossero in regola sotto il profilo contrattuale e non rispettassero le prescrizioni di sicurezza per il lavoro in quota