L'attacco
Scarpinato denuncia: "De Luca e la maggioranza trasformano la commissione antimafia in un tribunale mediatico"
Teorie controverse sulla strage di via D'Amelio e violazione della presunzione di innocenza
«La maggioranza di centrodestra e il procuratore di Caltanissetta De Luca hanno stravolto il ruolo della commissione Antimafia, trasformandola in un luogo in cui svolgere processi paralleli al di fuori delle aule di giustizia, senza il vaglio preventivo di alcun giudice e senza le garanzie minime di contraddittorio per indagati che, in totale spregio della presunzione di innocenza, vengono additati alla pubblica opinione come colpevoli di fatti gravissimi, cogliendo l'occasione per tentare di screditare altri magistrati mai indagati che affermano fatti non condivisi da De Luca. Una carta bianca da parte di una politica che a convenienza sventola un garantismo di facciata che serve solo a coprire la propria corsa all'impunità, concessa per avallare narrazioni gradite alla maggioranza sulle causali delle stragi». Lo afferma il senatore M5S Roberto Scarpinato.
«Cosi il procuratore De Luca - prosegue - disapplicando il metodo Falcone-Borsellino, estrapolando la strage di via D'Amelio da quella di Capaci e da quelle successive e elevando al rango di prove mere ipotesi e supposizioni, ha potuto sostenere che la strage di via D'Amelio fu causata dalle indagini su mafia-appalti, in totale dissonanza dalle condanne definitive come regista della strage di via D'Amelio di Giuseppe Graviano, che mai si è occupato di appalti pubblici mentre molto si è occupato degli affari di Silvio Berlusconi. Tesi questa che invece, come De Luca sa, è stata ritenuta assolutamente inadeguata dal Gip di Caltanissetta che dopo avere rilevato tutti i deficit investigativi della procura di Caltanissetta su altre piste, ha imposto indagini suppletive su tali ben più serie piste. Infine, De Luca sa o dovrebbe sapere benissimo che non ho concordato proprio nulla con Natoli che, come risulta inequivocabilmente dalle intercettazioni, ha sempre protestato con me la propria radicale innocenza in ordine ai fatti contestatigli e che ho esortato a riferire alla commissione Antimafia gli stessi fatti che aveva riferito a me documentandoli rigorosamente, dopo che di sua iniziativa aveva chiesto di essere audito».
«In tale contesto - conclude - l'ho esortato a ripetere anche un fatto vero di cui era stato testimone e che mi aveva riferito in precedenza, cioè di essere stato presente alla riunione in procura del 14 luglio 1992 e che anche lui ricordava, cosi come aveva già riferito in commissione il magistrato Patronaggio, che in quella riunione si era parlato di un'archiviazione che riguardava alcuni indagati. Fa riflettere che De Luca quando mi ha sentito come persona informata non mi abbia per nulla contestato quanto affermato oggi in commissione né mi abbia chiesto spiegazioni».