Reazioni
Indagati frana Niscemi, c'è già chi chiede le dimissioni di Musumeci
Da La Vardera a Bonelli polemiche su responsabilità politica e omissioni nella difesa del suolo
Si registrano le prime reazioni alla notizia dei tredici indagati per la frana di Niscemi dello scorso gennaio. Tra i nomi che fanno rumore c'è quello del ministro del Mare e della Protezione civile Nello Musumeci.
«Sono stato uno dei pochi a dire chiaramente che la frana di Niscemi poteva avere responsabilità della politica. Ora la magistratura dovrà accertare che sia così, ma i documenti che abbiamo diffuso, il Pai primo tra tutti, è inequivocabile. Dopo che ho recuperato quel documento, la politica ha cominciato a scaricare la responsabilità a cascata e per fortuna la procura è intervenuta. Ora chi ha sbagliato, dovrà fare i conti con la giustizia. La posizione più grave, a mio avviso, è quella di Musumeci che oggi ricopre anche l’incarico di ministro, forse dovrebbe fare passo indietro», afferma il deputato regionale e leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera.
Sulla vicenda interviene poi Daniela Morfino, capogruppo M5S in commissione Ambiente del governo siciliano. «A Niscemi non c’è solo una frana. C’è il risultato di anni di scelte sbagliate, di silenzi, di responsabilità mai assunte. Oggi emergono indagini che coinvolgono anche Nello Musumeci, Ministro per la protezione civile, e Renato Schifani, Presidente della Regione Sicilia. E allora una domanda diventa inevitabile: dov’era chi doveva controllare mentre il territorio cedeva e i cittadini restavano esposti al rischio? Qui non parliamo di fatalità, ma di prevenzione che non c’è stata, di interventi mai fatti, di un territorio lasciato solo. Ed è sempre così. Finché non succede qualcosa, tutto viene rimandato. Poi, quando accade, si cercano giustificazioni. Ma i cittadini di Niscemi non hanno bisogno di giustificazioni. E oggi il punto è uno solo. Se emergono responsabilità, devono esserci conseguenze. Musumeci e Schifani si dimettano per rispetto di un territorio fragile, di una comunità che chiede ascolto, di chi vive ogni giorno con la paura che la terra, sotto i piedi, possa cedere ancora”.
«La notizia che tra gli indagati per la frana di Niscemi ci siano i presidenti della Regione siciliana che si sono succeduti dal 2010 al 2026 è un atto di accusa alla politica che, in questi decenni, ha dimenticato le vere priorità del Paese. Non è sciatteria, ma una grave incapacità da parte di chi ha governato, non investendo nella difesa dal rischio idrogeologico e affidando il destino delle persone alla sorte, come in una roulette russa», commenta Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde. «A Niscemi la frana e la sua pericolosità erano note da anni e, nonostante questo, non si è fatto nulla. A partire da chi ha avuto responsabilità dirette, come l’attuale ministro Musumeci, che ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza. Giorgia Meloni lo ha voluto alla Protezione civile: un ministro che, da presidente di Regione, ha approvato il condono edilizio e non è stato in grado di utilizzare i fondi del Pnrr per mettere in sicurezza Niscemi. Durante la gestione Musumeci-Schifani, su 1,2 miliardi di euro destinati al dissesto idrogeologico, solo 400 milioni sono stati utilizzati. Questo è il dato che racconta più di ogni parola il fallimento di una classe dirigente». Così in una nota Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde. «In Italia ci sono oltre 680.000 frane attive, ma solo 1.036 sono monitorate, pari allo 0,15%. Un Paese che frana, mettendo a rischio l’incolumità delle persone e le infrastrutture, a partire da quelle ferroviarie. E mentre tutto questo accade, il governo finanzia con 14,5 miliardi di euro il Ponte sullo Stretto, in una delle aree più esposte dal punto di vista idrogeologico e sismico, invece di destinare quelle risorse alla difesa del suolo, alle ferrovie e alle vere priorità del Paese. Musumeci e Schifani devono dimettersi, non per aver ricevuto un avviso di garanzia, ma perché si sono dimostrati inadeguati e incapaci di svolgere funzioni pubbliche così delicate. Faccio una domanda a Giorgia Meloni: come può essere ministro della Protezione civile chi, da presidente di Regione, aveva sul proprio tavolo una relazione che segnalava i gravi rischi della frana di Niscemi e non ha fatto nulla?», conclude.